Museo Archeologico - Isola della Scala
Il Museo Archeologico di Isola della Scala, che ha sede nella ex cappella di Sant'Antonio, all’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena, espone reperti archeologici rinvenuti lungo le sponde dei fiumi Tione e Tartaro e nel territorio della Bassa Veronese. Le vetrine dell'unica sala del museo costituiscono un percorso cronologico continuo, con reperti che vanno dall’età del Rame all’epoca longobarda.
La raccolta museale fu inaugurata nel 1978, quando l'allora Soprintendenza alle Antichità del Veneto autorizzò la conservazione in loco e l’esposizione dei materiali rinvenuti in superficie nel territorio di Isola della Scala e dei paesi limitrofi. Negli anni successivi, grazie al costante impegno dell’Associazione Archeologica Isolana, il Museo si arricchì di nuovi reperti, al punto che, nel 1999, si rese necessario il trasferimento nell’attuale sede museale, presso l’antica Chiesa dei Frati, dedicata a Santa Maria Maddalena.
Sala unica
Il percorso museale inizia con i rinvenimenti dell’età del Rame (seconda metà del III millennio a.C.): punte di freccia, un’accetta levigata da Tarmassia e una lama di pugnale in selce da Giarella. Il maggior numero di testimonianze protostoriche rinvenute nel comprensorio di Isola della Scala è però ascrivibile all’arco cronologico compreso tra il Bronzo Medio (XVIII-XVI sec. a.C.) e il Bronzo Recente (XIII sec. a.C.). Gli insediamenti di questo periodo si trovavano ai margini delle depressioni entro cui scorrono i fiumi Tartaro e Tione; quello di Mulino Giarella era sicuramente costruito su tavolati lignei. All’interno della prima vetrina sono esposti anche reperti appartenenti al Bronzo Antico provenienti da Cà Magre; tra questi ricordiamo tre tazze, di cui una ansata, un frammento di vaso con decorazione incisa e un peso. Al Bronzo Medio appartengono un peso, un’accetta in pietra levigata, un’ascia in bronzo, uno scalpello in bronzo, frammenti di pettine in osso, vasetti in miniatura e un cucchiaio per fusione, tutti rinvenuti nella località di Trevenzuolo. Il Bronzo Recente è rappresentato dai materiali provenienti da Corte Vivaro, tra i quali menzioniamo una figurina fittile zoomorfa, alcune accette in pietra levigata, un fodero, una tazza, un’ansa lunata, alcuni pesi, un corno di cervo lavorato e una piastra di terracotta forata. La visita continua con la presentazione di una vetrina-pannello dedicata alla tecnologia e agli strumenti in selce, utilizzati fino al Bronzo Recente. All’interno di questa vetrina, oltre ad una descrizione dettagliata delle tecniche di lavorazione della selce, sono esposti numerosi strumenti scoperti nel sito di Corte Braette (Trevenzuolo), come elementi di falcetto, raschiatoi quadrangolari e cuspidi di freccia. La terza vetrina e tutta la quarta sono dedicate ad un importante abitato dell’età del Bronzo Medio, scavato in questo territorio nel 1992: l’insediamento della Giarella. Da questo sito provengono grandi ciotole carenate con anse lunate e con decorazione cruciforme, oggetti in osso lavorato con decorazione a occhi di dado, fusarole, orci, vasi biconici, dolii, una spada in bronzo, frammenti d’intonaco di capanne con impronte di frasche e un grande blocco d’argilla per l’impasto. Le vetrine successive sono deputate ad accogliere il materiale archeologico dell’età del Ferro (IX- V sec. a.C.), rinvenuto nel sepolcreto di Sorgà, a Castion di Erbè e a Palazzina. Dal sepolcreto di Sorgà si segnalano diverse tazze ansate (di cui due con decorazione a borchiette in bronzo), alcune urne cinerarie, una ciotola-coperchio, varie ollette, una parte di vaso a stivale e alcuni rocchetti. Da Palazzina sono esposti numerosi reperti, soprattutto legati alla necropoli. Tra questi si segnala un grande dolio in ceramica di produzione veneta, alto 74 centimetri, insieme a diversi frammenti di vasi decorati con fasce rosse e nere, noti come vasi zonati. Accanto a questi pezzi, sono esposti anche alcuni materiali provenienti dall’area abitativa. L'età del Ferro è documentata anche da una scelta di materiali trovati nel sito di Castion di Erbè (VIII - metà del VI sec. a.C.). Castion di Erbè, oggetto di una serie di campagne di scavo negli anni Settanta del secolo scorso, era un abitato che si estendeva per un'area di circa 4 ettari, al di sopra di un dosso lungo la riva destra del fiume Tartaro. Nelle vetrine si trovano vasi di uso domestico (tazze monoansate finemente decorate, vasi situliformi, olle e ollette, vasi/bicchieri, bicchieri, scodelloni, coppe e teglie), oggetti attinenti alla sfera dell'abbigliamento personale (aghi crinali in osso, fibule, uno spillone e un armilla in bronzo), oggetti che sono forse espressione dell'aspetto cultuale domestico ("rotelle", figurine fittili, umane e animali, forme a "stellina" e a "falce di luna", fedeli riproduzioni miniaturistiche di note forme vascolari e una paletta in bronzo decorata), reperti che rimandano alla pratica dell'agricoltura (una zappetta in corno di cervo, frammenti di vasi silos anche decorati e una macina in trachite), della filatura e tessitura (taralli, pesi da telaio troncoconici, rocchetti e fusaiole) e dell'artigianato ceramico (nucleo di argilla recante le impronte delle mani di chi lo aveva preparato, "pettini" di osso-corno e brunitoi per la rifinitura delle superfici dei vasi).
La presenza romana nel territorio di Isola della Scala è testimoniata dalla necropoli della Pellegrina e dal miliare di Massenzio. Quest’ultimo, ritrovato in località Falceri, attesta che in quest’area doveva passare una delle più importanti arterie del Nord Italia, la via consolare Claudia Augusta Padana, stesa in epoca giulio-claudia e ristrutturata, nella tarda antichità, dall’imperatore Massenzio (306-312 d.C.). La maggior parte dei reperti di epoca romana proviene dalla torbiera di S. Carlo della Pellegrina e venne alla luce in occasione dei lavori di scavo effettuati nel 1989 e di un successivo intervento di esplorazione subacquea, che permise di accertare la presenza di una necropoli del I sec. d.C. Le tipologie tombali erano principalmente due, riproposte all’interno del Museo: ad anfora segata o entro cassette composte da tegole. I corredi, esposti all’interno delle due vetrine successive, comprendevano vario vasellame ceramico (olle in ceramica comune verniciata, coppe in ceramica a pasta grigia, coppette, brocche e un piatto in terra sigillata con bollo), lucerne, fibule in bronzo, contenitori in vetro (un’anfora in vetro blu, una coppa con parte di ansa tortile, balsamari) e utensili in bronzo (roncole, un coltello e un falcetto). Il mondo funerario è illustrato anche da alcuni monumenti collocati nella cappella di sinistra della Chiesa di Santa Maria Maddalena: una stele frammentata con dedica agli Dei Mani già reimpiegata nella Chiesa della Bastia di Isola della Scala, una stele centinata da Concamarise e due stele prive della parte superiore provenienti da Buttapietra (I sec. d.C.): una con la raffigurazione di due grifi in posizione araldica ai lati di un'urna ed una con la raffigurazione di alcuni oggetti (calamaio, volumina, scrinium) che sembrano alludere all'attività di un magistrato municipale. All’interno della chiesa è inoltre esposto un pozzo parzialmente ricostruito da Salizzole. Da altre località provengono materiali di vario genere, come un diaspro rosso di forma ellittica con intaglio su ambo le facce (da Trevenzuolo), tessere musive (da Tarmassia), un frammento di meridiana, un peso in pietra, elementi di pavimento in cotto (da San Gabriele) e in marmo (da Falceri), resti di macine, numerose monete (dalla monetazione celtico-padana a quella romana del IV sec. d.C.) e tre bronzetti di eccezionale fattura, rappresentanti un Erote su delfino, un Lare e la lotta tra Ercole e Anteo (al museo sono esposte tre copie, mentre gli originali si trovano al Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona). Il percorso si conclude con una vetrina nella quale sono esposti una spada ed un umbone di scudo, oggetti che sono caratteristici delle tombe dei guerrieri longobardi (fine VI - VII sec. d.C.), provenienti da località Zera (comune di Buttapietra).
Tipo di Accesso: Negli orari di apertura
Biglietto: No
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Visite guidate
Spazi per altre attività
- Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 130.
- Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d'Italia), Roma 2009, pp. 362.
- Biondani F., Buonopane A., Una coppetta con iscrizione graffita da Isola della Scala (Verona), in Quaderni di archeologia del Veneto, XVII , 2001, pp. 167-169.
- Biondani F., La terra sigillata italica nel Basso Veronese: i materiali del Museo di Isola della Scala, in Studi di storia, arte e archeologia veronese in onore di Bruno Chiappa, a cura di Varanini G.M., Sommacampagna (Verona) 2021, pp. 381-422.
- Biondani F., Anti F., Il Museo archeologico di Isola della Scala, Comune di Isola della Scala 2022.
- Ziliani G., Caius. I Romani al Museo di Isola della Scala, in Villafranca di Verona , 2024.

