Museo Civico Archeologico al Teatro romano - Verona
Il Museo Archeologico al Teatro romano fu inaugurato nel 1924 negli ambienti dell’ex convento dei Gesuati di San Gerolamo, eretto nel tardo Quattrocento alle spalle del teatro stesso. L’esposizione attuale prende avvio dall’ingresso e da una piccola sala all’interno di palazzo Fontana, prosegue nel sito del teatro romano e si sviluppa all’interno dell’ex convento dei Gesuati, articolandosi su tre piani espositivi. Il primo piano espositivo, situato al quinto livello dell’ex convento, è dedicato alla Verona romana ed è suddiviso in tre sezioni: Abitare a Verona, Le necropoli e Gli edifici pubblici. Il secondo piano espositivo, al quarto livello, accoglie sculture in pietra e in bronzo; da qui la visita prosegue negli ambienti del refettorio, delle celle monastiche, nel chiostro, nella chiesa di San Gerolamo e sulla Grande Terrazza. Infine, al terzo livello dell’ex convento, il percorso si conclude con mosaici ed elementi lapidei esposti rispettivamente nell’ex oratorio e nell’ex portineria del convento.
I primi scavi che interessarono il complesso del teatro romano furono condotti nella prima metà dell’Ottocento da Andrea Monga; il lavoro fu completato dal Comune di Verona, che acquistò l’area nel 1904 e ricostruì parte delle antiche strutture. Le collezioni archeologiche raccolte dal Comune di Verona rimasero presso il Museo Civico a porta Vittoria (attuale Museo di Storia Naturale) fino a quando venne istituito il Museo Archeologico al Teatro romano. L’allestimento attuale, inaugurato nel 2016, si articola principalmente all’interno dell’ex convento dei Gesuati, distribuito su tre piani espositivi.
Ingresso e sala del soffitto dipinto
L’accesso al museo si trova sul lato est di Palazzo Fontana. L’edificio, sorto in epoca medievale e oggi completamente restaurato, ospita due piani destinati ai servizi educativi, ai laboratori per scolaresche e ad altre iniziative rivolte al pubblico. Al piano terra, subito dopo la biglietteria, il visitatore è invitato a entrare nella cosiddetta sala del soffitto dipinto. Qui sono visibili i blocchi appartenenti all’antico edificio scenico romano e, nella parte superiore, un soffitto ligneo tardo-settecentesco, un tempo collocato altrove e adattato nel Novecento per essere inserito in questa sala. È inoltre proposto un breve video introduttivo dedicato alla città di Verona e ai suoi monumenti, con un riferimento agli studi e alle interpretazioni del pittore Giovanni Caroto. Uscendo dalla sala del soffitto dipinto si raggiunge l’androne che conduce al teatro. In questo spazio sono esposte alcune tubature in piombo di epoca romana provenienti dal ponte Postumio e un elemento decorativo del teatro romano, datato all’età augustea. Si tratta di un blocco marmoreo che ornava la fronte del palcoscenico, sul cui lato meglio conservato è raffigurata una scena conviviale legata al mondo di Dioniso/Bacco, dio del vino..
5- Abitare a Verona, Piano 5
Il percorso museale si apre con una panoramica sulla nascita della città romana di Verona, fondata nell’89 a.C., introducendo il contesto storico e topografico della città antica. Da qui il visitatore viene guidato alla scoperta dell’abitare in età romana, attraverso due vetrine che espongono materiali edilizi ed elementi ornamentali. Tra i reperti più significativi spiccano le antefisse in terracotta e i laterizi, alcuni dei quali conservano ancora bolli di fabbrica o impronte lasciate da animali e persone. Di particolare pregio è anche un’erma in bronzo con doppia testa di Baccanti. Completa l’esposizione una fontana in marmo proveniente da Piazzetta Navona, datata al II secolo d.C., che un tempo ornava una lussuosa residenza cittadina.
6- Le necropoli, Piano 5
Nel percorso espositivo il visitatore lascia l’area abitata per entrare in quella necropolale, dove sono raccolti reperti provenienti da diversi contesti funerari della Verona romana. In questo spazio sono esposti anche i materiali della cosiddetta “tomba del chirurgo”, una sepoltura bisoma databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., riconoscibile grazie agli oggetti collegati alla pratica medica rinvenuti al suo interno. Nella stessa area è inoltre presentata una deposizione a inumazione proveniente da Corrubio, datata dopo il 275–276 d.C.: da questa tomba proviene un sarcofago in piombo che custodiva i resti di una giovane donna di circa vent’anni, accompagnati da una bottiglia di vetro e da due monete d’oro. Questi elementi illustrano alcune consuetudini funerarie dell’epoca, tra cui l’offerta di monete destinata al viaggio del defunto nell’aldilà.
7- Gli edifici pubblici, Piano 5
La sezione del museo dedicata agli edifici pubblici introduce il visitatore ai monumenti che hanno segnato la vita della Verona romana. Il percorso si apre con il calco monumentale di un grande pilastro, appartenente a un edificio pubblico databile tra il I e il II secolo d.C. e riutilizzato nei secoli successivi.
Si procede quindi verso l’Arco dei Gavi, del quale è esposto un raffinato plastico ligneo realizzato nel 1813. L’arco, celebrato già nel Rinascimento da numerosi artisti, venne demolito nel 1805 sotto il dominio francese poiché considerato d’intralcio alla viabilità e ricostruito nel 1932 non lontano dal sito originario. La visita continua con l’anfiteatro, illustrato da un grande plastico settecentesco e da una selezione di opere e reperti provenienti dallo stesso edificio o che richiamano alle attività che si svolgevano al suo interno. Costruito nel I secolo d.C. fuori dalle mura, l’Anfiteatro di Verona fu uno degli anfiteatri più vasti d’Italia. Il percorso ne racconta i materiali costruttivi, le funzioni e le decorazioni, ricordate dalle teste di statue di un gladiatore e di una figura femminile (probabilmente Diana). Il racconto inerente questo edificio si chiude con un grande mosaico il cui soggetto principale è uno scontro tra gladiatori. Questo mosaico non proveniente dall’Arena ma da una ricca domus di via Diaz ed è datato alla prima metà del III secolo d.C.
Segue poi l’area dedicata al teatro romano, costruito in età augustea sul colle di San Pietro e rimasto in uso fino alla seconda metà del III secolo d.C. Due grandi dipinti settecenteschi con vedute fantastiche introducono ai reperti del complesso scenico: elementi architettonici, decorazioni in marmo e bronzo, lucerne con maschere teatrali e bronzetti che rimandano alla vita degli spettacoli. Tra i materiali più significativi spiccano i resti di una statua equestre in bronzo, una sfinge marmorea quasi integra e quattro erme raffiguranti Bacco giovane e maturo e un satiro giovane e anziano.
Il percorso si conclude con la sezione dedicata al santuario di Iside, Serapide e Arpocrate, edificato nella prima metà del I secolo d.C. lungo la via Postumia dall’architetto Lucius Vitruvius Cerdo per la potente famiglia dei Gavi. Il santuario, situato nell’area del complesso teatrale, era arricchito da statue oggi perdute e da numerosi altari votivi. Gli scavi hanno restituito frammenti scultorei in pietre di origine egizia e in marmo bianco, testimonianza del radicamento dei culti orientali nella Verona romana.
8- Sculture in bronzo da Verona, Piano 4
Scendendo al quarto piano, il percorso si apre con una sala dedicata alla scultura romana, che raccoglie numerosi reperti in marmo e bronzo provenienti dalla città. Le opere avevano diverse destinazioni, religiose, onorarie o decorative. Verona è una città in cui si conserva una buona quantità di sculture in bronzo, materiale raro poiché spesso rifuso per altri usi. Tra i manufatti esposti si possono ammirare pezzi di grande rilievo, come il ritratto di un eminente cittadino veronese, databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., e un’iscrizione che originariamente accompagnava la statua del magistrato Marco Gavio Squilliano, personaggio illustre vissuto tra il II e il III secolo d.C. Completano l’allestimento diversi capitelli corinzi, collocati lungo le pareti della sala sopra le vetrine, databili tra il I e il IV secolo d.C.
9- Refettorio- Sculture romane da Verona, Piano 4
Dalla parete di sinistra della sala dedicata alle sculture in bronzo, si accede a un ampio ambiente che un tempo era il refettorio del convento dei Gesuati, dove i monaci consumavano i pasti in comune. La sala era originariamente interamente affrescata: sulla parete di fondo si conservano ancora i resti di un’Ultima Cena, secondo alcuni ispirata al Cenacolo di Leonardo; su un’altra parete permane la figura di un monaco della confraternita dei Gesuati e, negli ultimi restauri, in una lunetta è ricomparsa una delle Beatitudini in latino.
Oggi l’ambiente ospita numerose statue in marmo provenienti da Verona, che testimoniano la varietà dei materiali e delle tecniche della scultura romana locale. Tra le opere più significative si segnalano una statua onoraria loricata acefala di età giulio-claudia, rinvenuta in vicolo San Clemente, e un ritratto di Ottaviano di altissima fattura, scoperto in piazza Duomo. Al centro della sala si erge una bellissima statua femminile seduta del II secolo d.C., probabilmente copia di un originale della scuola di Fidia, anch’essa proveniente da piazza Duomo. Nello stesso spazio è collocato un mosaico policromo del III–IV secolo d.C., proveniente da vicolo Balena, con raffigurazioni di animali legati al mondo dionisiaco.
10, 12- Sculture da collezioni private, Piano 4
Il percorso prosegue nel corridoio e nella sala successiva, dove è esposta una selezione di sculture di età romana provenienti da raccolte private veronesi, confluite nel Museo nel corso del tempo tramite acquisti, donazioni o lasciti. Poiché i collezionisti non conservarono notizie sui luoghi di ritrovamento, l’origine dei pezzi resta sconosciuta; il loro valore tuttavia permane, anche in relazione al racconto che possono fornire sulla lunga tradizione del collezionismo locale. Nel corridoio si incontrano numerose teste e ritratti scultorei, provenienti da diverse raccolte, che ben rappresentano la varietà dei soggetti apprezzati dai collezionisti tra Rinascimento e Ottocento. Fra questi si riconoscono volti di satiri, diversi ritratti maschili, un ritratto di fanciullo e quello di un letterato. Proseguendo si accede ai pezzi più celebri delle raccolte storiche della città. Tra i nuclei più prestigiosi spicca quello della famiglia Giusti, avviato alla fine del Cinquecento, che comprendeva una vera da pozzo riccamente decorata a rilievo e una raffigurazione della dea Artemide/Diana di Efeso. Accanto a queste opere si distingue l’Oratore Pinali, una statua quasi integra del I secolo a.C., caratterizzata da alcune integrazioni successive: la testa, non originale, è attribuita a una fase giovanile di Antonio Canova, mentre la mano destra, che emerge dal mantello, fu realizzata agli inizi dell’Ottocento da Luigi Antonio Zandomeneghi.
Un altro manufatto di grande fascino è il sostegno di tavolo raffigurante un pastore che porta un ovino sulle spalle, considerato un antecedente dell’iconografia del “Buon Pastore” cristiano. A conclusione dell’ambiente, quattro grandi vetrine ospitano le esposizioni temporanee.
11- Celle Monastiche
Sul corridoio si aprono tre piccole celle del convento dei Gesuati, un tempo destinate al riposo dei monaci e affacciate con una splendida vista sulla città. Oggi questi ambienti accolgono reperti di pregio. Nella prima cella sono conservati i vetri romani, quasi tutti provenienti dal territorio veronese. Si possono osservare olle, balsamari, coppe e bicchieri, caratterizzati da delicate trasparenze e vivaci sfumature cromatiche, provenienti soprattutto da contesti domestici o necropolari. Accanto ai vetri sono esposti anche diversi oggetti della vita quotidiana, tra cui pregevoli recipienti in bronzo, vasi in ceramica e lucerne. Le altre due celle, comunicanti tra loro, ospitano invece una ricca raccolta di bronzetti di epoca preromana e romana, provenienti sia da collezioni private sia dal patrimonio del Museo. Le vetrine raccolgono piccole sculture raffiguranti divinità e animali, insieme a bronzi che un tempo venivano donati agli dèi nei santuari, testimoniando la varietà e la continuità della produzione votiva nel territorio.
13 – Chiostro, Iscrizioni
Il percorso espositivo continua nel chiostro dei Gesuati di San Gerolamo, risalente al XV secolo e parte del complesso conventuale che lo ospita. Il chiostro ha subito nel tempo diversi restauri, ma conserva ancora l’atmosfera del periodo in cui fu costruito. Sulle pareti si trovano rilievi rinascimentali in stucco, di soggetto religioso, che richiamano la funzione originaria del convento e la sua storia.
Nel chiostro sono attualmente esposte numerose iscrizioni romane, la maggior parte delle quali ha carattere funerario e proviene da Verona e dal suo territorio. Esse sono databili tra la fine del I secolo a.C. e il III secolo d.C..
14 – La chiesa di San Gerolamo, mosaici romani
Dal chiostro si accede alla chiesa dedicata alla Madonna e a San Gerolamo, protettore dei Gesuati, edificata nel 1432 tra i due chiostri del convento e decorata con affreschi tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento.All’interno sono conservati diversi mosaici di età romana, provenienti da edifici della città di Verona e da ville nei dintorni. Il grande mosaico al centro del pavimento è uno realizzato con lastrine irregolari di marmi colorati inserite in un tappeto di tessere nere. Lungo le pareti si trovano mosaici bianconeri e policromi, di periodi diversi, tra cui quelli provenienti dalla villa romana di Negrar, databili al III secolo d.C. Tra questi spiccano un pannello che mostra una scena teatrale ispirata al mito di Pelope e Ippodamia e un altro che raffigura un Amorino in corsa su una biga. Altri mosaici lungo le pareti comprendono un bicromo dell’inizio del I secolo d.C. proveniente da via Pigna, un mosaico con motivi vegetali da via Mazzini della metà del I secolo d.C., un mosaico con motivi geometrici e vegetali della prima metà del II secolo d.C., un mosaico da via dei Leoni di Verona del III-IV secolo d.C. e mosaici del V secolo provenienti da Montorio.
15 – La grande terrazza
Uscendo dalla chiesa di San Gerolamo si accede alla Grande Terrazza, uno spazio aperto che unisce testimonianze romane e resti del monastero dei Gesuati. Nella parete del colle si vedono ambienti scavati in età romana e, più in alto, la “prima passeggiata”, un prospetto con nicchie e semicolonne. Accanto si riconoscono anche i resti di un chiostro dei Gesuati. Sulla terrazza sono esposti molti materiali romani: verso il parapetto basi di statue ed elementi architettonici, verso la parete del colle iscrizioni e monumenti funerari. Qui si apre anche un piccolo ambiente quadrangolare di età romana poi riutilizzato dai frati, con una fontana sormontata da una nicchia a conchiglia, probabilmente parte di un ninfeo. Verso il fondo della terrazza si innalzano alcune colonne ricostruite con frammenti provenienti dall’Arena: probabilmente appartenevano al porticato che un tempo coronava la sommità della cavea. Sulla parete del colle si distinguono infine i prospetti in tufo delle antiche “passeggiate” romane, create per raccordare il teatro alla collina e oggi affacciate sul belvedere che chiude il percorso.
16, 17 Oratorio e portineria del convento con iscrizioni romane Piano 3
A conclusione del percorso espositivo si incontrano due ambienti. Il primo, una sala di dimensioni ridotte un tempo destinata alla preghiera, ospita un crocefisso tardo-quattrocentesco, un mosaico di età tardoantica proveniente dai dintorni della città e, lungo le pareti, sei iscrizioni votive.
L’ambiente successivo, più ampio, in origine costituiva l’ingresso principale del monastero dei Gesuati. Oggi accoglie un grande mosaico policromo romano, che decorava la sala da pranzo di una casa veronese della prima metà del III secolo d.C. Al centro è raffigurato Bacco, il dio del vino. Lungo le pareti sono esposti numerosi elementi di decorazione architettonica e varie iscrizioni romane provenienti dal territorio. Dietro il mosaico si nota infine un taglio quadrangolare nel pavimento: un intervento romano, profondo circa 18 metri e lungo oltre 100, scavato nella roccia della collina come intercapedine per impedire che le infiltrazioni d’acqua raggiungessero le gradinate del teatro.
Tipo di Accesso: Negli orari di apertura
Biglietto: Si
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Attività didattiche
Laboratorio didattico
Biblioteca/Centro di Documentazione
Spazi per altre attività
- Arte e cultura dell'antico Egitto , Montepulciano 2007.
- Arte e cultura dell’antico Egitto nel Museo Archeologico di Verona , a cura di Bolla M. , Milano 1999.
- Bolla M. , Il complesso del teatro romano di Verona: un sito d’eccezione per la compresenza di monumenti di epoche diverse, in Conoscere la storia antica attraverso i musei archeologici, a cura di Cenzon M., Venezia 2006, pp. 145-152.
- Bolla M. , Il teatro romano di Verona e le sue sculture, Verona 2010.
- Bolla M. , La zona del teatro romano e il Museo Archeologico, in Archeologia a Verona, a cura di Bolla M. , Milano 2000, pp. 13-28.
- Bolla M. , Le iscrizioni del teatro romano di Verona, in Et enim ille flos Italiae. Vita economica e sociale nella Cisalpina romana, Atti delle Giornate di studio in onore di Ezio Buchi, Verona 2008, pp. 77-101.
- Bolla M. , Sculture del teatro romano di Verona, decorative e ioniche , in Quaderni del Civico Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano, 2, 2005, pp. 7-89.
- Bolla M. , Sculture del teatro romano di Verona: oscilla e fregio, in Rassegna di studi del Civico Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano, LXX, 2002.
- Bolla M., Alle origini dell'archeologia: nel Settecento fra scavo e collezione, Verona 2011.
- Bolla M., Guida Museo Archeologico al Teatro Romano, San Pietro di Legnago (VR) 2021.
- Bolla M., Statuaria e cornici di bronzo di epoca romana nel Museo Archeologico di Verona , in Rassegna di studi del Civico Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano, LXV-LXVI, 2000, pp. 33-39.
- Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d'Italia), Roma 2009, pp. 351-353.
- Facchini G.M. , I vetri romani del Museo Archeologico di Verona, in Corpus delle Collezioni Archeologiche del vetro del Veneto, 5, Fiesso d’Artico 1999.
- Franzoni L. , Bronzetti romani del Museo Archeologico di Verona, Venezia 1973.
- Franzoni L., Bronzetti etruschi e italici del Museo Archeologico di Verona, Roma 1980.
- Larese A., Sgreva D., Le lucerne fittili del Museo Archeologico di Verona, Roma 1996.
- Magni A., Sena Chiesa G., Tassinari G., Gemme dei Civici Musei d'Arte di Verona, a cura di Sena Chiesa G., Roma 2009.
- Modonesi D., Il teatro romano e il Museo archeologico a Verona, Verona 1994.
- Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 114-115.
- Sperti L. , I capitelli romani del Museo Archeologico di Verona, Roma 1983.


