Via Sant'Eliodoro 56 - 30020 Quarto d'Altino (VE)
Sito Web https://www.uace.eu/man-altino/
Presentazione
Il Parco Archeologico di Altino comprende due aree archeologiche, AltinoLab e un complesso formato da diversi edifici, riqualificati o di nuova costruzione, destinati a ospitare mostre e servizi per i visitatori. La parte preponderante dei manufatti è ospitata all’interno di questo nuovo complesso in un edificio rurale ottocentesco riqualificato. Qui l’esposizione archeologica si articola su tre piani: al piano terra sono esposti reperti che documentano le prime fasi di frequentazione del territorio, fino all’età del Ferro; al primo piano si affrontano i temi della romanizzazione e della piena età romana; al secondo piano, attualmente in allestimento, verranno presentati reperti relativi alle necropoli romane e all’età tardoantica. In un altro edificio dello stesso complesso si trova inoltre uno spazio dedicato alla mostra “Antenati Altinati”. Nell’area di AltinoLab, nei pressi del portico e del giardino dell’edificio che ha ospitato dal 1960 al 2015 il Museo archeologico nazionale di Altino, è possibile ammirare numerosi manufatti lapidei.
Storia della collezione museale
Dagli anni ottanta dell’800 studiosi e istituzioni operanti nel Veneto iniziarono ad interessarsi della topografia dell'antica Altino e dei reperti archeologici di provenienza altinate appartenenti alla collezione della famiglia Reali, allora proprietaria del sito. Agli studi si sommò l'esecuzione di alcuni saggi di scavo, mentre ulteriori testimonianze archeologiche della città e delle sue necropoli emergevano a seguito di lavori agricoli e di opere di bonifica. Risultava sempre più evidente e urgente la questione della conservazione di tali numerose e importanti testimonianze. A tale scopo nel 1960, ad opera della Soprintendente Bruna Forlati Tamaro, fu inaugurato il Museo Archeologico Nazionale di Altino, concepito come un piccolo antiquarium all'interno dell’area archeologica. Nel corso dei decenni successivi sono stati operati alcuni interventi di riallestimento pur nella carenza di spazi. Fino al 6 gennaio 2013 il Museo ospita la mostra Vetro murrino da Altino a Murano.
Piano Terra
Il percorso museale al piano terra si articola in sei aree tematiche principali: la preistoria e la protostoria, la città veneta antica di Altino, i culti religiosi preromani, la necropoli preromana, la presenza celtica ad Altino e il cavallo e i Veneti antichi. L’esposizione si apre con le testimonianze delle prime frequentazioni del territorio, dal Mesolitico antico fino all’età del Bronzo. Attraverso strumenti in selce, asce, lame di pugnale, manufatti ceramici e in bronzo, il visitatore può seguire l’evoluzione delle comunità che abitarono quest’area fino all’età del Ferro, epoca che segna la nascita della città veneta di Altino.La città veneta antica viene illustrata a partire dal suo abitato attraverso le attività quotidiane svolte all’interno della stessa. I numerosi reperti esposti permettono di approfondire i temi legati: alla produzione ceramica, alla tessitura, all’ornamento, all’arredo domestico e alla mensa. Dalla sfera della vita quotidiana si passa a quella religiosa. Altino fu un prestigioso centro di culto preromano, riconosciuto anche a livello internazionale. Tra i doni votivi rinvenuti nel corso degli anni si trovano materiali provenienti dalla Grecia, dall’Etruria, dalla Magna Grecia, dal Centro Italia e perfino dalle regioni d’oltralpe. Tra gli oggetti esposti spiccano un altare con iscrizione, numerosi bronzetti, lamine decorate e ceramiche con iscrizioni. Proprio grazie a una di queste iscrizioni, incisa su un frammento ceramico, è stato possibile identificare il nome della divinità Altino. Segue la sezione dedicata alla necropoli preromana. Attraverso i ricchi corredi tombali esposti, databili tra il VII e il IV secolo a.C., si possono comprendere le modalità, variabili a seconda del periodo, con cui la società altinate rappresentava sé stessa nel momento della sepoltura. Di particolare rilievo è la tomba Fornasotti 14, una sepoltura bisoma (una donna e un uomo) della metà del V secolo a.C., che ha restituito due situle, un cinturone in lamina bronzea decorata e diversi oggetti ornamentali. Alcune tombe databili tra il IV e il III secolo a.C., caratterizzate dalla deposizione di armi e dal rito dell’inumazione, hanno portato gli studiosi a ipotizzare la presenza di piccoli nuclei celtici ad Altino. In questa sezione sono esposti corredi di grande pregio, arricchiti da armi ed elementi ornamentali di tradizione celtica. Il percorso si conclude con la sezione dedicata al cavallo e ai Veneti antichi, dove sono esposte alcune bardature equine rinvenute in corredi funebri databili tra il III e il II secolo a.C., insieme a due sepolture di cavalli sacrificati.
Primo Piano
Il percorso espositivo del primo piano si apre con il tema della romanizzazione di Altino. Questo processo è illustrato da una parte attraverso diversi corredi funebri, che testimoniano l’adozione di nuovi modelli di rappresentazione della morte, e dall’altra mediante l’esposizione di manufatti provenienti dagli scavi di Porta Approdo, tra i quali figurano anche reperti riconducibili al deposito votivo di fondazione della stessa porta. Dalla romanizzazione si passa poi alla piena età romana. Nel corso del I secolo d.C. la città di Altino conobbe una vera e propria monumentalizzazione, con la costruzione di edifici pubblici e privati secondo i canoni dell’architettura romana. A testimonianza di questa fase di splendore, il percorso propone una ricostruzione ipotetica dell’aspetto urbano della città nel I secolo d.C. Il fiorire di Altino come città romana diede impulso a una vivace attività edilizia: accanto a eleganti domus urbane, sorsero numerose ville nelle campagne circostanti. Queste strutture univano spazi dedicati al lusso e al piacere, rappresentati in mostra da raffinati intonaci dipinti e da ceramiche fini da mensa, a funzioni produttive, come la lavorazione della ceramica. Ne sono esposti esempi significativi, tra cui una fornace e scarti di produzione. Dalle ville il percorso conduce al tema più ampio dell’abitazione romana, affrontato attraverso gli spazi e la funzione dei manufatti in essi utilizzati. Si inizia dagli arredi da giardino, per poi passare agli elementi dell’arredo interno e dell’illuminazione, documentati da decorazioni parietali, maniglie e appliques in bronzo, chiavi, lucerne e candelabri. Segue la sezione dedicata alla cucina e alla mensa, con una selezione di ceramiche da mensa, vasi in vetro e un pregevole rhyton (vaso per bere a forma di corno). Dal tema della mensa si passa a quello dei bagni e della cura del corpo, aspetti centrali nella cultura romana. In mostra si possono ammirare balsamari in vetro e ceramica per unguenti e profumi, strigili, pinzette, contenitori per cosmetici, specchi, spilloni, pettini e molti altri oggetti legati all’igiene e alla bellezza personale. La cura di sé si collega naturalmente all’interno del percorso alla moda e all’abbigliamento, rappresentati da frammenti di cuoio appartenenti a capi di vestiario, gioielli e accessori di lusso, tra cui spicca una collana d’oro di produzione tarantina (II–I secolo a.C.). Il percorso prosegue con una serie di ritratti funerari, seguiti da manufatti che raccontano la vivace mobilità di persone e idee tipica di una città portuale come Altino. I contatti con il mondo mediterraneo favorirono anche la diffusione e la collezione di opere d’arte greca presso le famiglie più facoltose. Proseguendo nella visita, si incontrano testimonianze delle professioni e dei passatempi degli abitanti di Altino. L’esistenza di geometri e architetti è documentata non solo da iscrizioni, ma anche da strumenti di lavoro come squadre e compassi. Gli oggetti del tempo libero comprendono invece, ad esempio, giocattoli in terracotta, dadi e trottole. Il percorso dedica poi un approfondimento alla produzione e al commercio della lana e del cuoio, illustrati da strumenti di lavoro e da frammenti di cuoio semilavorato eccezionalmente conservati. Altre attività praticate nel territorio comprendevano la lavorazione del legno e lo sfruttamento delle risorse lagunari, come la caccia, la pesca e l’estrazione del sale. Il rapporto tra Altino e l’acqua non si limitò allo sfruttamento delle risorse presenti in essa, la posizione della città, vicina a fiumi navigabili come il Piave e il Sile e al mare Adriatico, favorì un’intensa rete di commerci. A testimonianza di tali scambi è esposta una straordinaria bilancia di probabile origine egizia, dotata di diverse scale ponderali, che fungeva forse anche da convertitore di pesi. A conclusione dell’esposizione, il visitatore può scoprire una delle più recenti testimonianze archeologiche di Altino: una cloaca romana rinvenuta e scavata nel 2022. La struttura, costruita tra la fine del I secolo a.C. e rimasta in uso per tutto il I secolo d.C., è rievocata all’interno del museo attraverso uno spazio immersivo che restituisce la sensazione di entrare al suo interno. In questo ambiente sono esposti i materiali rinvenuti durante lo scavo, che mostrano come anche attraverso i “rifiuti” di una comunità sia possibile ricostruire la vita quotidiana di un’antica città.
Secondo Piano
Il secondo piano, in allestimento, presenterà al suo interno numerosi manufatti inerenti la necropoli romana e l’età tardo antica di Altino.
Antenati Altinati
La mostra “Antenati altinati” è composta interamente da manufatti appartenenti alla collezione Guarienti, acquisita dallo Stato nel 2017 e affidata al Parco archeologico di Altino. Il percorso invita il visitatore a compiere un viaggio nel tempo, lungo le antiche strade che conducevano alla città romana di Altino. All’ingresso e ai margini di queste vie, chi arrivava era accolto da numerosi monumenti funerari, grandi o piccoli, che ricordavano i defunti che avevano vissuto in questo territorio. L’esperienza è accompagnata da suoni e racconti immersivi, che danno voce simbolica agli “antenati altinati”, rendendo più vivido l’incontro con il loro passato. Nel percorso si possono ammirare urne cinerarie, ritratti e frammenti di grandi monumenti funerari, come la testa di un uomo o la gamba di un navarca, un comandante di flotta. Tra i pezzi più significativi si trova una stele con quattro fratelli ritratti insieme, probabilmente parte di un monumento più grande. Un piccolo frontone con un tritone che suona il flauto introduce invece nel mondo simbolico dell’aldilà. Particolarmente interessante è il monumento funerario di una donna, proveniente dall’isola di Lesbo, giunta ad Altino come schiava e poi liberata e integrata nella società romana. Nella parte finale della mostra ci si allontana idealmente dalla strada romana: qui è esposto un grande monumento isolato, anch’esso appartenente alla collezione Guarienti. Questo reperto ha una storia particolare: vincolato nel 1937, scomparve misteriosamente negli anni Sessanta e fu ritrovato solo nel 2017, quando venne restituito ad Altino. Sul rilievo, datato al I secolo d.C., sono raffigurate due figure all’interno di un’edicola, un uomo e una donna di rango aristocratico.
AltinoLab
Il percorso espositivo presso quello che fu il Museo archeologico Nazionale di Altino dal 1960 al 2015 inizia dal lato del portico che fiancheggia il complesso e si apre con dei pannelli esplicativi che trattano: della composizione e della funzione dei recinti sepolcrali romani, della loro collocazione topografica nell’area altinate e del contenuto delle iscrizioni esposte. L’allestimento si compone di circa una quarantina di monumenti lapidei iscritti di età protoimperiale (I secolo a. C. – II secolo d. C.), che recano indicazioni sulla proprietà e sulle misure dei recinti funerari rinvenuti nelle necropoli altinati della via Annia, della via per Oderzo e della strada di raccordo tra quest’ultima e la via Annia. Nel piccolo giardino, dov'è visibile la prosecuzione della strada basolata mantenuta a vista nell'area archeologica del decumano, è stato ricostruito un recinto funerario in blocchi di trachite proveniente dal sepolcreto nord-orientale della via Annia. Tra i diversi reperti si segnalano alcuni frammenti di architravi e cornici decorate, tra cui particolarmente notevoli quelli relativi al mausoleo a baldacchino cui appartengono i ritratti esposti nella prima sala.
Accesso
Tipo di Accesso: Negli orari di apertura; Biglietto: Si;
Accesso per le Scuole Previa prenotazione
Accessibilità Disabili
Servizi per l'utenza
Servizi igienici
Parcheggio
Bookshop
Bar o Ristoro
Servizi didattici
Guide a stampa Audio guide Brochure
Pannellistica
Didascalie delle opere
Supporti informativi multilingue: Inglese Tedesco
Visite guidate
Attività didattiche
Laboratorio didattico
Biblioteca/Centro di Documentazione
Bibliografia di riferimento
Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d'Italia), Roma 2009, pp. 441-443.
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Altino. Vetri di Laguna , a cura di Barovier Mentasti R., Tirelli M., Treviso 2010.
Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 100-101.
Altino antica. Dai Veneti a Venezia , a cura di Tirelli M., Venezia 2011.
Vetro murrino da Altino a Murano , a cura di Barovier Mentasti R., Squarcina C., Tirelli M., Treviso 2012.
Bressan M., Istituire il Parco archeologico di Altino, Una riflessione critica, in Il dono di Altino, scritti di archeologia in onore di Margherira Tirelli, a cura di Cresci Marrone G., Gambacurta G., Marinetti A., 2019.