Museo Civico Archeologico "Eno Bellis" - Oderzo

Via Garibaldi 63 - 31046 Oderzo (TV)
Presentazione

Il Museo Archeologico di Oderzo, fondato nel 1876 e riallestito presso la Barchessa di Palazzo Foscolo nel 1999, è intitolato alla figura di Eno Bellis, ispettore onorario alle Antichità, che ne fu il direttore per oltre un decennio. Dal 2007 il polo museale opitergino (Museo Archeologico e Palazzo Foscolo) è gestito dalla Fondazione Oderzo Cultura. La collezione è composta dalle testimonianze archeologiche più significative raccolte ad Oderzo. Il percorso espositivo, che prende avvio al piano superiore, segue un ordine cronologico e consta di una sezione preromana e di una romana.

Storia della collezione museale

Il Museo "Eno Bellis" fu fondato nel 1876 in seguito ai cospicui ritrovamenti avvenuti nel territorio di Oderzo verso la metà del XIX secolo. Accanto a questi rinvenimenti si segnalano importanti donazioni. Dal 1957 il Museo trovò sede presso un piccolo edificio vicino al Municipio di Oderzo, fino a quando nel 1999 il materiale venne trasferito presso la Barchessa di Palazzo Foscolo, imponente struttura immersa in un vasto parco.

  • Descrizione
  • Pianta
  • Sezione preistorica e protostorica

    Il percorso museale inizia al primo piano, nella sezione preistorica e protostorica. Le prime vetrine presentano alcune delle numerose testimonianze archeologiche di età preistorica e della prima età del Ferro rinvenute nei dintorni di Oderzo. Tra queste spiccano vari manufatti ceramici recuperati negli scavi di via Dalmazia, via Roma, piazzale Europa, piazza Vittorio Emanuele II, via Savonarola e via dei Mosaici, dove sono stati individuati veri e propri quartieri artigianali. Da via Savonarola provengono due elementi decorativi zoomorfi in terracotta, ancora di funzione incerta, databili tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C. Al centro della sala è esposto un plastico ricostruttivo della casa di via delle Grazie, nella sua fase del III secolo a.C. Lungo il percorso trova spazio anche l’ambito cultuale: nelle vetrine sono visibili diverse testimonianze epigrafiche in venetico e bronzetti votivi sia di forma animale, tra cui si ricordano un cavallino e un volatile, che di forma umana. Tra queste ultime si distingue un esemplare particolarmente singolare, raffigurante una figura umana vestita con gonnellino e mantello. Le sue caratteristiche uniche non permettono un’identificazione certa; si ritiene tuttavia più probabile che rappresenti un personaggio con ruolo sacerdotale, piuttosto che un semplice devoto. La vetrina successiva presenta iscrizioni in lingua venetica incise su ceramica, osso e pietra. Tra i reperti spiccano un grande ciottolo ovale, probabilmente legato a un contesto funerario, e due cippi confinari rinvenuti in piazza Vittorio Emanuele II, entrambi con la sigla “te”. L’esposizione prosegue con una sezione dedicata ai rinvenimenti emersi durante i lavori per la costruzione del nuovo edificio Opera Pia Moro, tra via Garibaldi e via Postumia, nel 2005. In quest’area è stata individuata una porzione della necropoli collocata a sud-est della città antica. La sua prima fase di utilizzo risale all’età del Ferro, a partire dal VI secolo a.C.; questa frequentazione è poi stata sigillata da strati alluvionali e successivi livelli antropici, sui quali si sono impostate successive fasi d’uso, sempre con funzione funeraria. In vetrina si possono osservare alcuni dei preziosi manufatti rinvenuti nell’area. Tra questi, il corredo della tomba 32, appartenuta a un individuo infantile, che comprende una piccola situla in bronzo decorata a sbalzo utilizzata come ossuario. È esposto anche l’imponente scheletro equino della tomba 49, collocata al centro del tumulo XII e interamente dedicata all’animale. Il cavallo, deposto sul fianco sinistro con le zampe piegate ma non rannicchiate, conservava ancora in situ la sua ricca bardatura. Nel riempimento della fossa e nei sedimenti del tumulo sono stati trovati anche frammenti fittili e bronzei, tra cui una fibula Certosa, forse legati a una cerimonia conclusiva del rito funerario.

    Sezione romana – anfore

    Il corridoio che collega la sezione preistorica e protostorica alla sezione dedicata alla romanità, si incontrano pannelli didattici che sintetizzano i dati sulla città in età romana. Nella parete che separa le due sezioni è inserita una vetrina che rimanda alla fase protostorica, con un piccolo ma significativo insieme di ceramiche provenienti dal grande deposito dell’età del Ferro scoperto nell’area dell’ex Stadio comunale, posto su una terrazza affacciata sull’antico corso del Monticano. Il deposito, formatosi tra la metà dell’VIII e la fine del VI secolo a.C., comprendeva oltre 280 mila frammenti ceramici conservati per uno spessore di circa 1,40 metri e un volume di 50 metri cubi. Procedendo lungo le pareti della sala si incontrano cinque vetrine dedicate ai pozzi romani scavati tra il 1987 e il 1988 sul lato ovest di via dei Mosaici. Quattro pozzi sono stati individuati nella parte sud del tracciato stradale, mentre il pozzo n. 5 è stato rinvenuto a nord, in prossimità di una domus. Il materiale proveniente dai diversi livelli di riempimento è molto vario e comprende elementi edilizi, ceramiche romane e rinascimentali, manufatti metallici, vetri, pedine, gemme e resti botanici e faunistici. Un pannello è dedicato proprio all’analisi di questi ultimi, con particolare rilievo per i 432 reperti osteologici del pozzo 5, tutti con tracce di macellazione. Durante il percorso è inoltre possibile vedere un video dedicato all’area forense e alla casa dei Triclini. La sezione dedicata alla romanità comprende, infine, anche un’area riservata alle anfore, rinvenute in grande quantità negli scavi di Oderzo. La ricostruzione dei quattro tipi di drenaggi documentati in città mostra uno degli usi che questi contenitori potevano assumere una volta terminata la loro funzione di trasporto. L’esposizione si chiude con una rassegna tipologica delle anfore attestate tra il II-I secolo a.C. e il IV-VII secolo d.C.

    Sezione romana – monumenti funerari

    Scese le scale, lungo le pareti dell’ampia sala al piano terra si incontrano subito alcuni reperti romani provenienti da Oderzo. Sulla sinistra si trova una stele funeraria ad edicola del I secolo d.C., rinvenuta nel 2000, con il timpano decorato da due leoni accucciati e nella nicchia tre ritratti, tra cui quello della defunta Phoebe, ricordata nell’iscrizione alla base. A destra sono collocate due vetrine con materiali provenienti dalle necropoli romane di Opitergium, tra cui un cavallino giocattolo, un anello-chiave, una fibula circolare in bronzo, un frammento di collana d’oro, un secchio in bronzo proveniente da un pozzo poligonale, un sonaglio in ceramica probabilmente raffigurante Telesforo (protettore dei bambini e figura associata al sonno e alla morte) e un coltello. Vicino alle scale si trovano anche altri oggetti lapidei, tra cui una lastra quadrangolare in marmo con la testa di Giove Ammone e quattro miliari imperiali riferibili a diverse direttrici stradali. A terra è visibile un mosaico geometrico bicromo proveniente dal Duomo (I sec. d.C.), mentre sulle scale verso la sezione preistorica e protostorica si può osservare un secondo mosaico geometrico bicromo da via S. Martino (prima metà II sec. d.C.). Procedendo lungo le pareti della sala si incontrano poi altri monumenti funerari di età romana provenienti dalle aree sepolcrali opitergine. Sulla destra si trovano dieci stele funerarie ad edicola e pseudoedicola del I secolo d.C., con i busti dei defunti; sulla sinistra, stele con iscrizioni latine, are funerarie, urne cinerarie e coperchi di urne. Al centro della stanza si notano un’urna funeraria quadrangolare in calcare d’Aurisina decorata con due menadi danzanti e un kantharos, proveniente da Motta di Villanova (metà del II sec. d.C.), un elemento di monumento in calcare curvilineo decorato su un solo lato (II sec. d.C.) e un’ara votiva frammentaria in marmo con pannelli laterali decorati da bucranio e patera. Sulla parete di fondo sono conservati quattro altari cilindrici del I sec. d.C.; accanto, un rilievo con la personificazione dell’Estate (prima metà del I sec. d.C.) e un acroterio di stele funeraria a forma di sfinge alata (inizi del I sec. d.C.).

    Sezione romana – mosaici tardoantichi

    L'ultima sala al piano terra è interamente dedicata a tre mosaici tardoantichi frammentari rinvenuti ad Oderzo (fine III-inizi IV sec. d.C.). Gli otto frammenti musivi posizionati sul pavimento appartengono al grande “Mosaico della Caccia”, scoperto nel 1891 nell’area dell’ex orto Gasparinetti, che rappresenta su tre registri diverse scene e aspetti della vita in campagna: villa rustica, caccia alla lepre, pascolo delle pecore, uccellagione con il vischio e la civetta, caccia al cinghiale. I due tessellati policromi applicati alla parete di fondo provengono invece dal piazzale della Vittoria e ritraggono rispettivamente una scena con coppiere nell’atto di versare il vino e una scena di caccia alla lepre con cani.

    Sezione romana

    Questa sala al piano terra ospita materiali romani, all’interno sono presenti sei vetrine relative alla vita quotidiana e ai riti funerari di età romana, organizzate secondo criteri tematici. La prima vetrina tratta il tema dei contesti funerari, esponendo il corredo di una tomba di fine I sec. a.C.-inizi I sec. d.C. da Lutrano, due sepolture ad incinerazione da S. Anastasio, diversi esempi di ossuari ceramici, ollette miniaturistiche e balsamari in vetro soffiato di provenienza varia. Nella stessa vetrina vengono inoltre esaminati diversi esempi di monete rinvenuti nel territorio opitergino. L’arco cronologico abbracciato da questa piccola collezione numismatica è vasto, in quanto gli esemplari più antichi appartengono al III sec. a.C., mentre quelli più recenti risalgono al VII sec. d.C. La vetrina successiva approfondisce il tema dell’edilizia in epoca romana, con un'antefissa fittile e una selezione di tegole bollate e di frammenti di intonaci parietali. Le due teche al centro della sala custodiscono una nutrita collezione di bronzetti raffiguranti varie divinità romane e alcuni animali. Tra i manufatti esposti si ricordano i quattro bronzetti provenienti dal probabile larario di Fondo Furlanetto e il maglifico Apollo di via Dalmazia. La vetrina posta sulla destra contiene un’importante selezione di oggetti domestici romani, mentre l’ultima ospita un’interessante raccolta di oggetti d’ornamento personale. Infine, alla parete di fondo sono applicate sette teste in marmo e calcare, databili tra il I sec. a.C. e il III sec. d.C., provenienti da Oderzo, Settimo di Portobuffolè e Meduna di Livenza.

  • Accesso
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  • Galleria fotografica
  • Bibliografia di riferimento
    • Forlati Tamaro B. , Iscrizioni lapidarie latine del Museo Civico di Oderzo, Treviso 1976.
    • Forlati Tamaro B., Guida al Museo Civico di Oderzo, Milano 1958.
    • Sculture e mosaici romani del Museo Civico di Oderzo , Treviso 1976.
    • Tirelli M., Itinerari archeologici di Oderzo, Treviso 2003.
    • Possenti E. , Il nuovo Museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo , in Quaderni di Archeologia del Veneto, XVI, 2000, pp. 197-200.
    • Il Museo Civico Archeologico “Eno Bellis” , a cura di Possenti E. , Ponte di Piave 2000.
    • Sandrini G.M. , Il riallestimento del Museo Civico Opitergino “Eno Bellis” di Oderzo, in Quaderni di Archeologia del Veneto, XI, 1995, pp. 228-230.
    • Mantovani G., Museo Opitergino, Bergamo 1974.
    • Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 90-91.
    • Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d'Italia), Roma 2009, pp. 418-421.
    • L’anima delle cose, riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium, Catalogo della mostra, Oderzo, Palazzo Foscolo e Museo Archeologico Eno Bellis, 24 novembre 2019-31 maggio 2020 , a cura di Mascardi M., Tinelli M., Venezia 2019.
    • La necropoli di Opitergium, atti della giornata di studi intorno alla mostra L’anima delle cose (Oderzo, 25 maggio 2021) , a cura di Mascardi M., Tirelli M., Vallicelli M.C., Venezia 2023.
    • Ruta Serafini A., Zaghetto L., Un bronzetto di ammantato da Oderzo: transessualità di bottega o transessualità ideologica? , in Orizzonti del sacro: culti e santuari antichi in Altino e nel Veneto orientale : Venezia 1-2 dicembre 1999, a cura di Cresci Marcone G., Tirelli M., Roma 2001, pp. 225-243.
    • Groppo V., Abitare in città, in  Venetkens: viaggio nella terra dei Veneti antichi, a cura di Gamba M., Gambacurta G., Ruta Serafini A., Tiné V., Veronese F., Venezia 2013, pp. 231.
    • Gambacurta G., Ruta Serafini A., La necropoli dell’Opera Pia Moro di Oderzo: dalle indagini alle prospettive di ricerca, in Figlio del lampo, degno di un re. Un cavallo veneto e la sua bardatura Atti della giornata di studi (Oderzo, 23 novembre 2018) , a cura di Giovanna Gambacurta, Marta Mascardi, Maria Cristina Vallicelli, 2022, pp. 13-25.
    • Sandrini, G.M. , Cinque pozzi romani a Oderzo, in QdAV, 4, , 1988, pp. 63-88.