Museo Archeologico Nazionale di Verona - Verona

Stradone S. Tomaso 3 - 37129 Verona (VR)
Presentazione

Il Museo Archeologico Nazionale di Verona, inaugurato nel febbraio 2022, ha trovato sede nell’ex carcere asburgico di San Tommaso, un edificio del 1860 che, nonostante i vari adattamenti subiti nel tempo, rappresenta ancora oggi una delle più significative testimonianze di architettura civile austriaca in città. Il progetto di rinnovamento e restauro ha trasformato gli spazi rendendoli idonei ad accogliere la sede museale, pensata per ospitare materiali archeologici provenienti da Verona e dal suo territorio, in un percorso che spazia dalla preistoria e protostoria, alla romanizzazione fino all’età imperiale e tardoantica. Nel 2022 è stata aperta al pubblico la sezione dedicata alla preistoria e alla protostoria. Il percorso espositivo segue un ordine cronologico scandito non solo attraverso la disposizione dei reperti nelle diverse sale, ma anche grazie all’uso dei colori nei diversi spazi. Le prime tre sale (0-2), dedicate al Paleolitico e al Mesolitico, sono caratterizzate da tonalità azzurre; le successive(3-5), che raccontano il Neolitico e l’età del Rame, si distinguono invece dal verde. Le sale dedicate all’età del Bronzo (6-10) assumono un colore bruno, mentre quelle finali, dedicate all’età del Ferro (11-17), sono riconoscibili dalla caratteristica tonalità ottanio.

Storia della collezione museale

Nel 2022 è stata inaugurata la sezione dedicata alla preistoria e alla protostoria. Tutti i reperti esposti provengono da scavi archeologici, non si tratta quindi di materiali da collezione, e documentano ricerche effettuate nel territorio veronese in tempi diversi, sia recenti sia più risalenti.

  • Descrizione
  • Sala 0

    Da questa sala prende avvio il racconto della preistoria nel territorio veronese. Nella prima vetrina sono esposti alcuni manufatti, tra cui un bifacciale in selce (uno strumento lavorato su entrambe le facce) che testimoniano come l’area fosse frequentata, seppur probabilmente in modo sporadico, già oltre 200.000 anni fa. Accanto a questi reperti si trovano anche resti faunistici, come un cranio di orso delle caverne e quello di un grande stambecco, elementi che contribuiscono a ricostruire l’ecosistema di questo lontanissimo periodo.

    Sala 1

    La sala 1 è dedicata ai ritrovamenti della Grotta di Fumane. L’esposizione introduce il sito e il suo inquadramento cronologico, presentando materiali provenienti dalle stratigrafie che documentano la presenza dell’Uomo di Neandertal e dei primi Uomini Moderni. La prima vetrina a destra espone manufatti in selce dai livelli più antichi. Nella vetrina successiva sono presentati resti di rapaci: le tracce di intervento umano su queste ossa indicano che i Neandertal recuperavano il piumaggio degli uccelli, probabilmente per ornare le loro vesti. Proseguendo si incontra il calco di una fornace datata a circa 44.000 anni fa. La sala presenta anche materiali attribuiti all’Homo sapiens, tra cui utensili in pietra, conchiglie marine e alcuni esempi di arte figurativa. Nelle ultime vetrine sono visibili pietre decorate con pigmenti bruno-rossastri. Al centro della sala si trova la vetrina dedicata al cosiddetto “sciamano” di Fumane: una figura umana rappresentata con l’ausilio di pigmento su pietra, caratterizzata da due corna sul capo. Questa particolare raffigurazione trova confronti con altre immagini paleolitiche interpretate come sciamani o stregoni ed è divenuta il simbolo del museo.In questa sala, come nelle successive, sono presenti schermi interattivi articolati in due sezioni: una dedicata agli approfondimenti sui manufatti esposti e una pensata per le attività di gioco.

    Sala 2

    La sala 2 è dedicata al sito di Riparo Tagliente, frequentato tra Paleolitico medio e Paleolitico superiore in due momenti distinti: tra 60.000 e 40.000 anni fa e tra 17.000 e 13.500 anni fa. In questa sala sono esposti manufatti di industria litica e strumenti realizzati in materiale duro di origine animale, come punte ottenute da palco di cervide, punteruoli e spatole. A Riparo Tagliente sono stati rinvenuti anche oggetti di arte mobiliare su supporto litico e frammenti ossei. La gran parte della parte sinistra della sala è occupata da una sepoltura databile a circa 16.000 anni fa. Alcune pietre incise erano state poste a copertura degli arti inferiori; una di queste conserva la rappresentazione di un leone e parte del profilo di un uro. L’individuo sepolto era un maschio di circa 24 anni, alto circa 163 cm, accompagnato da un piccolo corredo. In questa sala, come in alcune delle successive, si possono osservare piccoli sportelli in ferro nel muro, che facevano parte del sistema di riscaldamento originale dell’edificio asburgico.

    Sala 3

    Con l’ingresso in questa sala le pareti si tingono di verde e inizia la sezione dedicata al Neolitico (5500-4900). L’esposizione presenta il periodo attraverso oggetti che richiamano la vita quotidiana degli abitanti, la rappresentazione nella morte e la sfera ideologica della comunità. Gli oggetti legati alla vita quotidiana comprendono manufatti ceramici, strumenti in pietra scheggiata (per i quali è stata ricostruita la tecnica di scheggiatura) e manufatti in pietra levigata. Dalla vita quotidiana si passa alla morte con la ricostruzione di una sepoltura. Questa, rinvenuta nel 1926 a Progno di Fumane, mostra un individuo inumato in cista litica, con il corpo rannicchiato e un corredo molto semplice. Infine, per quanto riguarda la sfera ideologica, non si può non citare il frammento di una statuetta femminile da Rivoli Veronese. La figura, frammentaria e dai tratti stilizzati, è interpretata come una “dea madre” legata ai cicli stagionali e al ciclo vitale della vita e della morte.

    Sala 4

    La sala 4 è una zona calma in cui lo spettatore può sostare, interagire con lo schermo, comporre i puzzle e osservare una carta introduttiva al periodo successivo del percorso: l’età del Rame e l’età del Bronzo.

    Sala 5

    La sala cinque è dedicata all’età del Rame in Italia settentrionale. Entrando, nella prima vetrina a sinistra si trovano strumenti in selce e in osso, insieme a contenitori in ceramica di diverse dimensioni. Tra i reperti di più recente rinvenimento spiccano i materiali provenienti dallo scavo di Nogarole Rocca (2017-2019), dove è stata scoperta una delle più vaste necropoli databili tra l’età del Rame e l’età del Bronzo in tutta l’Italia settentrionale. I corredi funerari erano ricchi e comprendevano, tra gli altri oggetti, bicchieri campaniformi. Al centro della parete di destra sono esposte due statue stele antropomorfe in pietra, rinvenute a Sant’Anna d’Alfaedo e a Negrar. Queste figure provengono da contesti funerari e le interpretazioni più accreditate sulla loro funzione sono due: da un lato c’è chi sostiene che fungessero da segnacolo funerario, dall’altro chi sostiene che fossero delle installazioni a cui veniva attribuito un significato simbolico da parte delle comunità dell’epoca. La vetrina successiva raccoglie materiali provenienti da diverse deposizioni databili tra l’età del Rame e l’età del Bronzo. Tra i reperti più significativi si ricordano un pettorale in argento rinvenuto nel 1913, tre alabarde provenienti da Spessa di Cologna Veneta e Olmo di Nogara, e due asce da Gambarella di Topinara, probabilmente offerte legate al culto delle acque.

    Sala 6

    Con l’ingresso in questa sala, le pareti si tingono di bruno, segnando l’inizio del percorso dedicato all’età del Bronzo. La sala 6 è dedicata agli abitati dell’età del Bronzo e, per introdurre lo spettatore a questo tema, subito dopo l’ingresso, sulla destra, sono esposti tre plastici ricostruttivi che mostrano villaggi del periodo, offrendo così una prima visione concreta dell’organizzazione degli insediamenti. Al centro della sala spicca un reperto eccezionale: un pozzo ligneo proveniente dal villaggio di Bovolone. Questa struttura era composta da due tronchi di quercia inseriti uno dentro l’altro; qui è visibile la parte interna. Sul fondo della sala, una vetrina raccoglie contenitori ceramici, tra cui un vaso a bocche multiple e una tazza. Accanto sono esposti reperti organici provenienti da Lazise La Quercia e Vallese di Oppeano. Tra questi si trovano un cesto in vimini, un pestello, un frullino, una paletta in legno, piccoli vasetti in legno, una matassa di fibra vegetale e un pane carbonizzato integrale di farro. La conservazione di questi materiali, normalmente deperibili, è resa possibile dalle particolari condizioni di rinvenimento, rendendone straordinario il ritrovamento. L’ultima vetrina della sala mostra gli strumenti legati alle attività di sussistenza nel II millennio a.C. Qui si possono osservare punte di freccia in selce e in materiale duro animale, proiettili da fionda in terracotta, ami e un remo in legno, asce e falcetti per lavorare il legno e coltivare, strumenti per la metallurgia come forme di fusione e manufatti legati alla tessitura.

    Sala 7

    Le sale dalla sette alla nove sono dedicate ai riti funerari dell’età del Bronzo (2200-1650 a.C.). I reperti provengono da necropoli significative del Veronese e illustrano sia le modalità di sepoltura sia i corredi funerari. Ad Arano di Cellore d’Illasi sono state rinvenute oltre sessanta sepolture, singole e plurime, quasi tutte a inumazione. A illustrare queste pratiche è il calco della Tomba 46, appartenuta a una donna adulta deposta rannicchiata sul fianco destro. La sepoltura aveva forma rettangolare ed era foderata da ciottoli di medie e grandi dimensioni, disposti su più file. La necropoli di Valserà di Gazzo Veronese presenta corredi più ricchi: tra gli oggetti esposti si possono osservare punte di freccia, pugnali e due fermatrecce in oro, a testimonianza del prestigio e dell’importanza simbolica dei defunti. Dai corredi della necropoli di Olmo di Nogara, databili tra l’età del Bronzo Medio e l’età del Bronzo Recente (1550-1150 a.C.), emergono numerosi oggetti di ornamento personale. Tra questi spilloni di varie forme e dimensioni, perle e pettini in osso o corno finemente decorati, uno dei quali con borchie in bronzo. Particolare attenzione è riservata ai pendagli in bronzo, presenti esclusivamente nelle sepolture infantili. Infine, nella vetrina in fondo alla sala a destra sono esposti spade e pugnali del Bronzo Medio. Tra questi si distinguono spade con elaborate decorazioni incise, simili ad esemplari noti in Europa centro-orientale, che testimoniano le influenze culturali e la diffusione di modelli stilistici tra le comunità dell’epoca.

    Sala 8

    La sala 8 è dedicata ai reperti provenienti da necropoli databili principalmente al Bronzo Recente (1350-1150 a.C.). In questo periodo le sepolture presentano due pratiche funerarie, l’inumazione e la cremazione, sebbene la maggior parte delle tombe sia a cremazione. All’ingresso della sala, sulla destra, una vetrina raccoglie i reperti delle necropoli dei villaggi di Castello del Tartaro (Cerea) e di Bovolone. La necropoli di Castello del Tartaro comprende oltre 500 tombe databili al Bronzo Recente. Tra i reperti esposti si trovano urne cinerarie e diversi elementi di corredo: spiccano spilloni di grandi dimensioni, numerose perle in ambra e piccoli sonagli in bronzo, detti tintinnabula. Dalla necropoli di Bovolone, della quale sono state scavate e studiate circa 200 tombe, provengono urne cinerarie con i relativi coperchi realizzati con scodelle capovolte, risalenti a tombe databili tra il Bronzo Medio e il Bronzo Recente. Procedendo nella sala, un’altra vetrina presenta i reperti dalla necropoli di Scalvinetto, nel comune di Legnago, collegata al grande villaggio arginato di Fondo Paviani. Qui il biritualismo è evidente: tra le 705 tombe conosciute, 437 erano destinate a cremazioni e 268 a inumazioni. In sala sono espostii materiali quali: urne cinerarie con coperchio, spilloni, perle in ambra e pendagli in bronzo, osso e corno. Tra i diversi manufatti esposti non si può non notare il pettine in osso proveniente dalla tomba 12, decorato a cerchielli impressi.

    Sala 9

    La sala 9 è dedicata alle necropoli della provincia di Verona riferibili al Bronzo Finale. All’ingresso, una vetrina presenta i corredi provenienti dal sepolcreto di Desmontà, databili tra l’ultima fase del Bronzo Finale e il passaggio alla prima Età del Ferro (XII-X/IX sec. a.C.). Qui si possono osservare gli oggetti appartenuti a due tombe di particolare rilievo: la tomba 437 e la tomba 247. La tomba 437 apparteneva a una donna di alto rango. Tra i reperti del suo ricco corredo si distinguono perle d’ambra, elementi ornamentali in bronzo e fibule. La tomba 247, invece, era destinata a un bambino. Tra gli oggetti del corredo spicca un manufatto ceramico a forma di piede, forato all’estremità e probabilmente utilizzato come biberon. Proseguendo sul lato sinistro della sala, sono esposti i reperti delle necropoli di Ponte Nuovo e Palù, anch’esse databili tra l’ultima fase del Bronzo Finale e la prima Età del Ferro. Dalla necropoli di Ponte Nuovo provengono i corredi della tomba 5, contenente armi, un rasoio e altri ornamenti, appartenente a un guerriero, e della tomba 48, che conserva diverse fibule in bronzo dalle forme elaborate. La necropoli di Palù offre infine preziose informazioni sui rituali funerari a cavallo tra il X e il IX secolo a.C

    Sala 10

    La sala 10 conclude il percorso dedicato all’età del Bronzo, concentrandosi sul tema del sacro e della ritualità. La vetrina centrale espone due vasi databili al Bronzo Antico (2100-1750 a.C.) provenienti da Vajo della Lora, accostati ai reperti del grande deposito votivo di Custoza di Sommacampagna, databile alla fine del Bronzo Recente (1250-1150 a.C.). Questo deposito testimonia l’esistenza di un importante luogo di culto. Tra i reperti si distinguono grandi vasi votivi, restaurati perché rotti volontariamente in antico, e un pugnale in bronzo con manico ritorto, anch’esso spezzato a scopo rituale. La vetrina a sinistra raccoglie altri rinvenimenti votivi: la coppia di schinieri in lamina di bronzo da Desmontà di Veronella, decorati a sbalzo con teste stilizzate di uccelli, e gli oggetti del deposito di bronzi di Pila del Brancon (Nogara), nelle Valli Grandi Veronesi. Qui si trovano spade, pugnali, punte di lancia, un’ascia e frammenti di lamina probabilmente appartenuti ad elmi, corazze e altri schinieri. Gli studiosi interpretano il deposito di Pila del Brancon come una “preda di guerra”: l’intero armamento di una compagine di guerrieri, defunzionalizzato e sottoposto al fuoco, fu offerto alle acque durante una cerimonia. In questo modo, le armi perdevano la loro funzione pratica e acquisivano un valore simbolico, trasformandosi in autentiche offerte rituali.

    Sala 11

    Con l’ingresso in questa sala, le pareti si tingono di color ottanio, segnando l’inizio del percorso dedicato all’età del Ferro. L’esposizione si concentra sugli abitati e sulle attività produttive che ne caratterizzavano la sussistenza. La sala inizia con l’esposizione di reperti provenienti da abitati in altura, tra cui numerosi manufatti ceramici. Tra questi si distinguono i vasi a bande rosse e nere, tipici della cultura venetica, e dolii con orlo ingrossato e cordone, rappresentativi delle produzioni etrusco-padane. In un’altra vetrina sono esposti oggetti legati alla vita quotidiana e alla lavorazione domestica: pesi da telaio e alari scolpiti a forma di testa d’ariete, utilizzati sul focolare per sostenere spiedi, pentole e altri cibi durante la cottura. Al centro della sala si può ammirare la ricostruzione di una fornace per la cottura dei vasi, realizzata prendendo come modello un esemplare rinvenuto a Oppeano, che mostra chiaramente come venivano prodotti e cotti i recipienti in ceramica. Nella stessa sala è inoltre esposto un forno mobile in ceramica, proveniente da Loc. Casaletti a San Giorgio di Valpolicella, utilizzato per la cottura dei cibi.

    Sala 12

    Nella sala numero 12 inizia l’esposizione dedicata alle necropoli dell’Età del Ferro. I corredi qui esposti permettono di comprendere le modalità di rappresentazione del defunto, la cultura e la società del periodo, oltre agli scambi commerciali che la interessavano. Sulla parete di sinistra si trova una vetrina con materiali provenienti dalle necropoli più antiche dell’abitato di Gazzo Veronese. Tra gli oggetti spiccano una spada ad antenne, deposta dopo essere stata piegata a scopo rituale, un coltello, degli astragali, un’ascia bipenne e un vasetto in vetro blu proveniente da Rodi. Di particolare interesse è anche una paletta rituale in bronzo decorata con l’incisione di un cerbiatto. Sul lato opposto della sala sono esposti i corredi delle necropoli “Le Franchine” di Oppeano e di Lovara a Villa Bartolomea. Qui si vedono una cista in bronzo cordonata, proveniente dall’area bolognese e usata come ossuario, e un’olla a fasce rosse e nere, tipica della produzione veneta e anch’essa con la stessa funzione. Sono presenti anche manufatti legati al consumo del vino, come tazze ansate, richiamando l’ideologia del banchetto. Al centro della vetrina è visibile la sepoltura di una bambina della necropoli di Lovara, databile al VII secolo a.C., il cui corredo comprende: conchiglie, un astragalo e un uovo di cigno. Al di fuori delle vetrine si trovano altri reperti significativi. Sul lato destro è esposto un grande dolio dalla necropoli di Ca’ del Ferro a Oppeano, mentre a sinistra si trovano statue in pietra provenienti dalla necropoli della Colombara a Gazzo Veronese. Pur non conservandosi interamente, in una statua è riconoscibile la figura di una donna con una tunica, che tiene in mano un oggetto ad anello e porta una lunga treccia chiusa da un fermaglio, e in un’altra, di maggiori dimensioni, un individuo maschile.

    Sala 13

    Con la sala 13, in continuità tematica con la precedente sala 12, prosegue l’esplorazione delle necropoli veronesi dell’età del Ferro, fino al IV secolo a.C. Sulla sinistra è esposta una vetrina con vari esempi di cinturoni in lamina di bronzo. Il più antico proviene da Tombazosana (Ronco all’Adige), risale all’VIII secolo a.C. ed è decorato con motivi spiraliformi. L’esposizione comprende anche cinturoni in lamina ornati con figure animali o con motivi geometrici. Proseguendo lungo la parete sinistra, si incontra una vetrina dedicata alla necropoli di Dosso del Pol (collegata all’abitato di Gazzo Veronese) e alla necropoli in località Ponte Florio, a est di Verona. Dalla necropoli di Dosso del Pol provengono materiali molto eterogenei: ceramica di matrice etrusco-padana, ceramica attica, fibule in bronzo di tradizione hallstattiana e oggetti riconducibili alla cultura di La Tène. Per quanto riguarda la necropoli di Ponte Florio, la vetrina espone oggetti provenienti da due sepolture a dolio. I vasi che compongono i corredi di queste tombe rimandano al tema del banchetto. Al centro della sala è collocata una sepoltura di cavallo rinvenuta in località “Le Franchine” a Oppeano. L’animale, di circa 17-18 anni, fu probabilmente deposto nell’ambito di pratiche rituali.

    Sala 14

    Percorrendo il percorso a ritroso attraverso le sale 13, 12 e 11 si raggiunge la sala 14. L’unica vetrina presente raccoglie una selezione di manufatti che testimoniano la devozione e il culto agli dei nell’età del Ferro. Il primo insieme di materiali proviene dalla cosiddetta “Casa delle Sortes” di San Giorgio di Valpollicella: ossi animali incisi in alfabeto retico, una piccola placchetta bronzea anch’essa iscritta e, in posizione sopraelevata, una bilancia a due bracci forse collegata alle numerose monete rinvenute nel sito. Accanto a questi materiali spiccano i preziosi bracciali in oro dal Monte Rocca di Caldiero, affiancati da appliques fittili a forma di figure femminili stilizzate provenienti da Lovara di Villa Bartolomea. Nella stessa vetrina compaiono anche oggetti che, a un primo sguardo potrebbero sembrare di uso quotidiano, ma che, grazie alle iscrizioni in retico riportate sugli stessi, assumono un probabile significato votivo. Gli ultimi manufatti esposti sono oggetti metallici che con ogni probabilità furono offerti alle divinità presso una fonte d’acqua: due asce, un disco votivo in bronzo decorato con motivo solare e la copia del celebre “elmo” di Oppeano, un copricapo riccamente ornato con cinque figure di cavalli, uno dei quali trattenuto per la coda da un centauro.

    Sala 15

    La vetrina di questa sala presenta una selezione di manufatti celtici provenienti dall’area veronese. Tra questi spicca una spada da Vigasio, caratterizzata da una lama decorata a treccia e da un fodero ornato da una coppia di dragoni. Accanto a questo pezzo di rilievo compaiono materiali di ambito funerario, come i bracciali in vetro da Santa Maria di Zevio, insieme a perle in vetro, fibule e anelli di diverse tipologie. A completare l’esposizione è il corredo della tomba 46 della necropoli celtica di Isola Rizza. L’individuo, un maschio adulto, era dotato di armi, come consueto nella tradizione celtica, ma il suo corredo comprendeva anche oggetti legati al banchetto, che rimandano ai codici comportamentali dell’aristocrazia romana in età tardo-repubblicana.

    Sala 16

    La sala 16 è dedicata ai Celti nel territorio veronese, con materiali provenienti dalle necropoli di Valeggio sul Mincio e di Povegliano Veronese. A Valeggio sul Mincio sono state rinvenute 29 sepolture del I secolo a.C., attribuite a gruppi celtici. In vetrina è esposto il corredo della tomba 4, appartenuto a un individuo maschile di alto rango. Il corredo comprende vasi in ceramica e in bronzo destinati al simposio e alla conservazione del cibo, insieme a oggetti ornamentali e monete. Sulla sommità della tomba fu rinvenuto anche un colino in bronzo decorato con motivi vegetali, legato a un rituale di libagione o aspersione compiuto dopo la deposizione. Sul lato destro della sala sono esposti i materiali della necropoli di Povegliano Veronese, un complesso con oltre 600 tombe, tra cui un settore con sepolture celtiche sia a incinerazione sia a inumazione. Il corredo presentato proviene dalla tomba 225, che accoglieva due individui. Sono esposte armi, strumenti e vasellame in ceramica e bronzo. Tra i pezzi più distintivi si segnalano una spada con impugnatura in osso e bronzo e una fibula d’argento con perle in ambra.

    Sala 17

    La sezione di Preistoria e Protostoria si conclude nella sala 17, dedicata a una sepoltura cenomane eccezionale dalla necropoli di Località Lazisetta a Santa Maria di Zevio. Oltre ai ricchissimi manufatti esposti, la sala propone un video che ricostruisce il rituale funerario, trasportando lo spettatore nel passato e rendendolo partecipe del rito cui era stata sottoposta la sepoltura. La tomba appartiene a un infante di 5-7 anni e contiene i resti carbonizzati di un carro, di cui si sono conservati i mozzi di quattro ruote, il cerchio di una sola ruota, gli elementi del timone e due morsi di cavalli. All’interno dell’area delimitata dai resti del carro sono stati deposti i resti ossei del defunto, senza vaso ossuario, insieme a un corredo ricco di vasellame in ceramica e bronzo, armi, attrezzi agricoli e un gruppo di monete. In alcuni vasi si conservano ossi di maiale e resti del banchetto funebre.

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    • Quaderni della Direzione regionale Musei del Veneto 10, Museo Archeologico Nazionale di Verona, Sezione di Preistoria e Protostoria, Guida Breve , a cura di Falezza G, 2023.
    • Salzani L., Tomba a carro della necropoli di Lazisetta di Santa Maria di Zevio (Verona), in Guerrieri, principi ed eroi, Catalogo della Mostra, a cura di Marzatico F., Gleirscher, , Trento 2004.