Musei Civici agli Eremitani, Museo Archeologico - Padova

Piazza Eremitani 8 - 35121 Padova (PD)
Presentazione

Il Museo Archeologico di Padova conserva reperti di grande rilievo provenienti sia da raccolte private che da attività di scavo condotte dal Comune e dalla Soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto negli ultimi due secoli. Il percorso museale si snoda lungo 19 sale che ripercorrono l’evoluzione storico-archeologica del territorio padovano e presentano importanti materiali di collezione.

Storia della collezione museale

Nel 1825 presso il loggiato del Palazzo della Ragione venne inaugurata la più antica raccolta pubblica di Padova. Il nucleo originario, raccolto con passione dall’abate Furlanetto, consisteva in iscrizioni venete, greche e latine provenienti da scavi e collezioni private, in particolare dalla collezione di Alessandro Maggi da Bassano formatasi nel XV secolo. Ben presto però la sede museale si rivelò inadeguata, in quanto le donazioni erano continue e cospicue; tanto che nel 1880 si decise per uno spostamento dell’intera collezione presso il quarto chiostro della basilica del Santo. Nel corso del '900 la collezione archeologica conobbe un riordino del materiale esposto; nel 1970, in seguito alla restituzione ai frati del Santo dei locali adibiti all'esposizione dei materiali archeologici, si attuò una completa revisione che portò, nel 1985, al nuovo allestimento negli spazi dell'ex convento degli Eremitani, restaurato a cura dello studio Albini.

  • Descrizione
  • Pianta
  • Sala 1

    La prima sala è dedicata alla cultura veneta dell’età del Ferro. Il materiale raccolto in questa stanza, proveniente prevalentemente da necropoli: sulla destra sono posizionate tredici stele funerarie figurate, sulla sinistra sono visibili delle vetrine contenenti alcuni materiali da stipi votive, dalla necropoli del cus piovego e alcuni cippi confinari in trachite, nel mezzo della sala svettano due grandi vetrine contenenti i corredi delle tombe delle necropoli urbane patavine e nel lato nord è presente una serie di testimonianze dei luoghi di culto dei Veneti antichi scoperti a Padova e nel territorio. Al primo gruppo di testimonianze appartengono 13 lastre rettangolari in trachite o calcare, databili tra il VI e il I sec. a.C., che in genere riportano una scena figurata di commiato, in cui il defunto è spesso effigiato a cavallo o su carro, e un’iscrizione parlante, nella quale è ricorrente il termine venetico "ekupetaris" ("signore del cavallo" o "cavaliere"). Tra le più importanti ricordiamo la stele di Camin (VI sec. a.C.) e quella di Ostiala Gallenia (I sec. a.C.). Nelle vetrine centrali sono esposti i reperti provenienti dai tre nuclei di necropoli venete ubicate nel settore orientale della città, a nord del corso del Medoacus: necropoli di via Loredan, di via S. Massimo-via Tiepolo e del Piovego (via Ognissanti). La pratica funeraria attestata è quella incineratoria e il corredo tombale era generalmente costituito da situle, fibule, oggetti d’uso quotidiano e altri materiali, raccolti insieme alle ceneri in dolii o posto direttamente in buca. La Tomba dei vasi borchiati, rinvenuta nel 1974 in via Tiepolo, è sicuramente la più ricca e spettacolare di tutta la necropoli; il suo corredo, composto da ben 88 reperti fittili e bronzei, testimonia con chiarezza l’agiatezza della classe “alto-borghese” sul finire dell’VIII sec. a.C. Anche le tombe della fase successiva (VI sec. a.C.) restituiscono reperti distintivi di uno status elevato, come ad esempio una collana d’ambra baltica in associazione ad una serie di monili e pendagli (Tomba n.5, Necropoli di via Tiepolo) oppure protomi d’ariete, di cavalli e altri animali (Tomba dei Cavalli, Necropoli di via Tiepolo) o ancora una grande placca di cintura in lamina di bronzo (Necropoli di via Loredan). Sul fondo della sala è esposta una tomba di un uomo con cavallo (entrambi inumati) ritrovata nel 1988 presso la Necropoli del Piovego, che indica l’importante ruolo rivestito da questo animale nella civiltà veneta. L’ultima sezione della sala è dedicata ai cippi confinari, ai rinvenimenti della necropoli del CUS Piovego e alle offerte votive (statuette in bronzo raffiguranti cavalli, cavalieri, guerrieri, devoti, divinità) provenienti dalle stipi cittadine (Stipe del Pozzo Dipinto e Stipe di San Daniele) e dei Colli Euganei (Stipe di San Pietro Montagnon).

    Sala 3

    E’ la sala che introduce alla mostra permanente sulla Via Annia. In questa anticamera è spiegato il sistema stradale romano, le tecniche costruttive, e l’importanza della via Annia in relazione al processo di romanizzazione che avvenne nell’area veneta tra il II e il I sec. a.C. In sala è presente anche una carta, che presenta l’ipotetico tracciato di questo antico percorso stradale, un tratto di strada basolata trovato nel 1972 in via Altinate e la stele a edicola cosiddetta “del Centurione” reperita in via Orus, databile alla fine del I sec. a.C.

    Sala 4

    La quarta saletta funge da cerniera tra la sala preromana e quella romana della Via Annia; in questa sono infatti messe in risalto le testimonianze della fase di passaggio tra le due civiltà (seconda metà III sec. a.C.-I sec. a.C.). L’esito del processo di romanizzazione è riscontrabile soprattutto nelle pratiche funerarie. Nella vetrina di sinistra sono esposti i corredi delle tombe 32 e 122 della necropoli di via Tiepolo-via San Massimo a Padova. In particolare, il secondo corredo (inizi III sec. a.C.), appartenente ad una defunta di rango, si caratterizza per il singolare rito funerario. All’interno della stessa fossa furono deposti un ossuario con il corredo e, separatamente, un dolio contenente un servizio da banchetto disposto su tre livelli: in basso una serie di vasi per offerte alimentari; nel mezzo altri vasi, tra cui uno skyphos in ceramica attica a vernice nera; in alto un set da fuoco e da banchetto miniaturistico in lamina di bronzo. Nella vetrina di destra si segnalano una lamina in bronzo raffigurante una processione rituale da via Tiepolo-via San Massimo e i corredi funerari della tomba del campo sportivo “Walter Petron” (prima metà III sec. a.C.), contraddistinto dalla presenza di oggetti d’argento generalmente poco comuni nei centri veneti (fibula di schema medio “La Tène” con pendaglio “ad anfora”, anello “a sella”), e della tomba 30 della necropoli del palazzo ex Emo Capodilista (prima metà II sec. a.C.), nel settore sud-ovest della città, che rappresenta la prima attestazione patavina della deposizione di armi all’interno della sepoltura di un guerriero celtico integrato nella società del tempo. Sulla parete opposta della sala si trova anche un calco in gesso della stele di Ostiala Gallenia esposta nella sala I.

    Sale 5-6

    L'ambiente è suddiviso in due sale, entrambe dedicate all’esposizione permanente della Via Annia. Nella sala 5 l’allestimento è ripartito in sezioni secondo le diverse ipotesi di tracciato di questa direttrice, presentando per ciascuna le testimonianze archeologiche di età romana ritrovate nei luoghi del suo passaggio. La prima sezione è destinata alla ricostruzione del percorso tra Adria e Padova. Tra i reperti più importanti relativi a questa direttrice ricordiamo un ritratto di Augusto in marmo (da Adria, I d.C.), una Venere in bronzo da Cavarzere loc. Rottanova (I-II d.C.), alcuni monumenti funerari, un cippo confinario da Albignasego e un’iscrizione votiva in calcare da Pozzoveggiani (I metà I sec. d.C.). La sezione successiva è dedicata all’ipotesi di tracciato tra Este e Padova. Le aree toccate da questo possibile itinerario hanno restituito una grande quantità di materiale, soprattutto epigrafico. Un campione del materiale rinvenuto nelle aree toccate da questo tracciato, con particolare attenzione a Montegrotto e Abano, è esposto in due grandi vetrine. Da Abano e Montegrotto l’attenzione si sposta infine sulla città di Padova, prendendo in considerazione il tracciato stradale in relazione alla sua percorrenza all’interno e all’esterno della città e allo sviluppo dello sfruttamento del territorio patavino nei secoli. L’ingresso in città doveva avvenire da sud, nella zona del teatro e della necropoli meridionale (Prato della Valle-Corso Vittorio Emanuele II). I reperti rinvenuti in quest’area sono tutti relativi alla sfera funeraria e comprendono principalmente stele iscritte e corredi. Una parte di questa sezione è dedicata anche al rapporto tra l’Annia e il corso dell’antico fiume Medoacus. Sulla parete di fondo della sala, nel punto di passaggio tra la sala 5 e la sala 6, ci si sofferma su uno dei ponti più importanti di Padova romana è il cosiddetto Ponte San Lorenzo, che con la sua particolare posizione (poco più a sud del porto fluviale, vicino al foro e tangente a ben due direttrici commerciali) confermava la vivacità di questo settore urbano dedito alle attività commerciali. In questa sala è possibile ammirare un modellino ricostruttivo in legno in scala 1:20 e i calchi in gesso delle due iscrizioni che ornano il ponte. Si entra così nella sala 6, in questa parte della mostra sono esposti i reperti provenienti dalla città di Padova (via Gradenigo, via Tiepolo, via Belzoni, via Ognisanti, via Orus, via VIII febbraio e via Oberdan, piazza Cavour, piazzetta Pedrocchi e via Garibaldi). Tra i reperti esposti si possono ammirare numerosi corredi, oggetti legati alla vita quotidiana e parti di infrastrutture. Nell’esposizione di particolare rilievo risultano essere: la sepoltura a inumazione di un cane (metà I d.C., via Tiepolo), le fistule plumbee e i ritratti in marmo.

    Sala 7

    Questa sala è dedicata alla parte finale della via Annia, quella che da Padova portava ad Aquileia, con un tracciato meglio noto rispetto al tratto precedente, grazie anche al ritrovamento di numerosi miliari, validi punti di riferimento per chi si metteva in viaggio. Tra questi ricordiamo il miliare di Camin (fine III-inizi IV sec. d.C.), che segnala la distanza di tre miglia dal centro di Padova. Lungo il tragitto che portava ad Aquileia è stata rintracciata la stazione di tappa ad Portum (attuale Porto Menai, Venezia), di particolare importanza perché fungeva da snodo viario con la via Popilia; qui le due arterie si congiungevano e procedevano fino ad Altino, per poi dirigersi verso Aquileia. Nella sala sono esposti un ritratto femminile da Porto Menai e una stele funeraria altinate.

    Sala 8

    Le testimonianze raccolte in questa sala sono legate ai culti, sia di importazione sia locali. Sulla parete di sinistra sono esposti un pilastrino e sei erme, che raffigurano divinità o figure mitologiche e sono databili tra il I e il III secolo d.C. Al centro della sala si possono ammirare tre are votive cilindriche. La prima è decorata con una scena di sacrificio e con tre bucrani accompagnati da festoni e ghirlande, mentre la seconda e la terza presentano figure di Menadi danzanti. Completano l’allestimento, sulla sinistra, tre stele funerarie e tre rilievi votivi, databili tra il V secolo a.C. e il I secolo d.C.

    Sala 9

    Presso questa ampia sala sono conservati un sostanzioso numero di monumenti funerari romani, tre pavimenti in opus tessellatum, dei rilievi funerari di età greca di provenienza sconosciuta e alcuni corredi dalle necropoli dell’antica Patavium. I tre tappeti musivi, sistemati a pavimento, provengono dagli scavi del Palazzo degli Anziani (da un ambiente termale riscaldato), di via C. Battisti e di via S. Lucia e si datano tra il I e il II sec. d.C. Caratteristica dei mosaici patavini è la quasi totale assenza di figure umane e animali, a favore invece di motivi geometrici e vegetali fortemente stilizzati. Tra i materiali in pietra funerari esposti in questa sala possiamo annoverare lastre funerarie figurate, sarcofagi e are. Tra queste è bene citare la Stele degli Oppi, proveniente dalla raccolta Bassani e databile al I sec. d.C. La lapide in trachite è dotata di una nicchia a cassetta in cui sono rappresentati i quattro defunti della famiglia ricordati nella sottostante iscrizione. Particolare è anche la Stele di Maxsuma, di incerta provenienza (forse Noventa Vicentina) risalente alla prima età imperiale, per la rappresentazione della defunta a mezzo busto nella nicchia mentre regge un pomo, forse da accostare a riti e culti dionisiaci. Tra le lastre è d’obbligo menzionare quella dedicata al cavallo Aegyptus, che ribadisce l’importante ruolo che questo animale assunse anche nel mondo romano. Lungo le pareti ovest sono raccolte anche are funerarie cilindriche, altari funerari e sarcofagi. Quest’ultima tipologia è ben rappresentata dalla fronte di sarcofago a cassapanca di Publius Aelius Ponticus (fine II-inizi III sec.d.C., forse da Ravenna), fatta erigere dalla madre Aelia Domitia per celebrare la prematura morte del figlio militare. All’interno di questa sala sono esposti anche alcuni interessanti corredi funerari. Tra questi non si può non citare il corredo della tomba 19, una sepoltura infantile rinvenuta nei pressi della necropoli meridionale dell’antica Patavium, databile ai decenni centrali del II secolo d.C. Il corredo era composto da ben quattordici oggetti, alcuni di valenza simbolica, altri funzionali al rito svolto nel corso della sepoltura. Tra questi spicca, per la sua eccezionalità, quello che doveva essere uno dei giocattoli del defunto: una figura fittile raffigurante un gladiatore. Un altro oggetto esposto, attribuibile alla tomba 3 di una necropoli situata nell’area orientale dell’antica Patavium, è una bottiglia in vetro decorata con una serie di cordoncini ondulati alternati ad altri dritti e lisci, disposti in senso verticale e aderenti alla superficie, sui quali sono stati poi applicati ulteriori cordoncini in senso orizzontale. Questa particolare tecnica decorativa è definita “diatreta” o “a reti di serpenti”.

    Sala 10

    L’ultima saletta riservata alla collezione romana è dedicata all’importantissimo monumento funerario dei Volumnii (età augustea), rinvenuto in stato frammentario in una frazione di S. Pietro in Viminario, presso Monselice e ad altri ritrovamenti funerari rinvenuti nel territorio al sud di Padova. Il restauro realizzato negli anni ’80 ha permesso di ricomporre l’opera: il monumento è costituito da un alto podio (dove corre l’iscrizione votiva dei committenti e al cui interno erano contenuti i loro resti) su cui si innesta un’edicola calcarea recante i ritratti dei 10 defunti, di cui 2 andati perduti. Le iscrizioni sottostanti ad ogni personaggio hanno aiutato a identificare i busti scolpiti nel lato sinistro come non appartenenti alla gens Volumnia. Questa deduzione contrasta con la scritta sottostante (hoc monumentum heredem non sequetur), che esclude la sistemazione di estranei in questo contesto commemorativo. Al centro del timpano sovrastante è raffigurata una quadriga in corsa verso sinistra. Il monumento si pone come espressione di diversi stili architettonici, afferenti sia alla tradizione medio-italica (lastre con busti ritratto dei defunti) sia a quella microasiatica e attica (naiskoi). Lungo le pareti della sala sono infine apprezzabili altre testimonianze di epoca romana. Si può ammirare il frammento di un rilievo raffigurante il Ratto d'Europa, con destinazione forse funeraria, proveniente da Legnaro (I sec. a.C. - I sec. d.C.) e alcuni materiali relativi a diverse tombe databili tra I - II sec. d.C., rinvenute nella provincia di Padova.

    Sala 11

    In questa sala sono raccolti alcuni reperti egizi di area tebana e menfita, provenienti da diverse collezioni private. Tra queste va segnalato l’importante lascito che il patavino Gian Battista Belzoni fece al museo, consistente in due statue in diorite della dea leontocefala Sekhmet da Karnak. All’interno della sala sono presenti quattro vetrine, all’interno delle quali è possibile ammirare numerosi manufatti, tra cui ricordiamo: una cassa di mummia antropoide di Meres-Imen (600 sec. a.C.), un modello di sarcofago bivalve a testa di sparviero, diversi fondi di cassa di mummia e il papiro iscritto e dipinto del libro dei morti di Horo (età tarda), con scena di pesatura delle anime. A supporto di questa esposizione sono presenti ricchi pannelli, supporti interattivi e ricostruzioni che permettono allo spettatore di conoscere meglio la figura di Belzoni, anche, e soprattutto, in relazione alla città di Padova, all’Egitto e allo sviluppo della sua collezione.

    Sala 12

    Anche in questo spazio sono esposti numerosi manufatti inerenti all’antico Egitto. All’interno di questo ambiente si possono ammirare sei stoffe copte (tre frammenti di stoffa ornamentale, due parti di tunica e un copricapo), esemplari ceramici di varia forma e funzione, amuleti, scarabei, oggetti ornamentali, una stele funeraria e statuette di ushabti. Queste piccole statue, di cui in vetrina si possono osservare alcuni esemplari in faience e legno, venivano inserite nel corredo funerario affinché potessero accompagnare e servire il defunto nell’aldilà.

    Sala 13

    L’intera sala è dedicata a un unico reperto, collocato al centro dello spazio espositivo. Si tratta di una statua raffigurante un personaggio maschile stante, rappresentato frontalmente e nudo. Questo esemplare costituisce uno dei più antichi esempi di scultura plastica del Vicino Oriente antico. I confronti stilistici e iconografici consentono di datarla alla seconda metà del IV millennio a.C. Nonostante ciò, l’identità del personaggio raffigurato rimane oggetto di diverse ipotesi, tuttora aperte. L’eccezionalità dell’opera è legata anche alla sua straordinaria rarità: a livello mondiale sono oggi noti soltanto altri tre esemplari, oltre a quello qui esposto, due dei quali conservati al Louvre e uno presso il Museo dell’Università di Zurigo.

    Sala 14

    All’interno della sala si trova un unico grande espositore, suddiviso in quattro vetrine e collocato in prossimità della parete di fondo. Al suo interno è conservato materiale etrusco. La prima vetrina raccoglie reperti di cui non è noto il preciso contesto di rinvenimento, mentre le altre due espongono ricchissimi corredi provenienti dallo scavo condotto tra il 1962 e il 1970 nella necropoli della Banditaccia, un’area funeraria etrusca afferente all’antica città di Caere.

    Sala 16

    All’interno di questa sala è esposto un insieme eterogeneo di materiali ceramici provenienti da diverse collezioni private e da donazioni. I manufatti presentati coprono un ampio arco cronologico, compreso tra il VI e il II secolo a.C. È possibile ammirare produzioni dell’area alto-adriatica e attica, terrecotte figurate, ceramiche a vernice nera e a vernice rossa, nonché esemplari di ceramica apula di Gnathia.

    Sala 15

    In allestimento

    Sala 17

    In allestimento

    Sala 18

    La sala è dedicata alla collezione glittica del museo. La maggior parte delle gemme incise esposte appartiene all’ambito romano, con una cronologia compresa tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C., mentre altri esemplari risalgono al periodo medievale e moderno. I soggetti raffigurati sulle gemme sono molto vari: divinità, personaggi del mito, scene di vita quotidiana, simboli, iscrizioni, ritratti, soggetti erotici, emblemi, sigilli e temi di tradizione classica. La maggior parte di questi esemplari proviene dall’acquisizione, avvenuta nel 1856, delle raccolte del notaio Antonio Piazza da parte della città di Padova.

    Sala 2

    Nelle vetrine di questa piccola sala è esposta una raccolta di statuette votive in bronzo di arte etrusca, italica e veneta, raffiguranti guerrieri, devoti e divinità. I bronzetti, realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, provengono da scavi occasionali e da collezioni private.

    Sala 19

    Nel 1994 il Prof. Calogero Casuccio donò al Museo Archeologico di Padova la sua ricca collezione comprendente 170 pezzi, ora raccolti nell’ultima saletta del museo. Sono due i nuclei che sostanzialmente la compongono: uno relativo alla ceramica greca (corinzia, attica a figure nere, attica a figure rosse, greco-orientale e laconica) ed uno più sostanzioso riguardante la ceramica italiota (apula a figure rosse, apula stile di Gnathia, geometrica daunia, messapica e peucezia e vernice nera). I pezzi più importanti sono quindi i preziosi vasi apuli figurati, tra cui possiamo ricordare una splendida phiale attribuita al “Pittore di Truro” e un imponente cratere assegnato al “Pittore di Copenaghen”.

    Lapidario

    Nel 1994 venne allestita e riordinata, nel chiostro del portico maggiore dell’ex convento, la collezione di reperti architettonici romani rinvenuti sporadicamente nel quartiere centrale di Patavium (soprattutto nella zona Pedrocchi-Cavour, dove erano ubicati il foro e il porto fluviale). Il criterio espositivo prevede la presentazione dei principali ordini architettonici romani nelle loro componenti fondamentali: colonne, capitelli, architravi, fregi e cornici. Il lapidario è provvisto di un ricco apparato didattico-illustrativo, recante indicazioni stilistiche e tipologiche. Tra i materiali esposti si segnala un fregio d’armi rinvenuto in riviera Tito Livio, probabilmente appartenente ad un tempio.

  • Accesso
  • Servizi per l'utenza
  • Servizi didattici
  • Tipo di Accesso: Negli orari di apertura

    Biglietto: Si

    • Accesso per le Scuole
    • Accessibilità Disabili
    • Servizi igienici
    • Bookshop
    • Punti di sosta
    • Bar o Ristoro
    • Guide a stampa Audio guide Brochure
      Italiano
    • Pannellistica
    • Didascalie delle opere
      Italiano
    • Supporti informativi multilingue: Inglese
    • Visite guidate
    • Attività didattiche
    • Laboratorio didattico
    • Biblioteca/Centro di Documentazione
    • Spazi per altre attività
  • Galleria fotografica
  • Bibliografia di riferimento
    • Moschetti A., Il Museo Civico di Padova, Padova 1938.
    • Ghedini F., Sculture greche e romane del Museo Civico di Padova, Roma 1980.
    • I Musei Civici agli Eremitani. Padova , a cura di Banzato D., Milano 1992, pp. 7-33.
    • Musei Civici di Padova. Museo Archeologico. Monumento Funerario dei Volumnii , Padova 1986.
    • Musei Civici di Padova. Museo Archeologico. Raccolta Etrusca , a cura di Zampieri G., Cisotto Nalon M., Gamba M., Padova 1986.
    • Zampieri G., Il Museo Archeologico di Padova, Milano 1994.
    • Musei Civici di Padova. Museo Archeologico. Sale di collezione: materiale greco, etrusco, italiota , a cura di Zampieri G., Cisotto Nalon M., Padova 1995.
    • Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 43-46.
    • Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d'Italia), Roma 2009, pp. 390-396.
    • Padova romana. Testimonianze architettoniche nel nuovo allestimento del Lapidario del Museo Archeologico , a cura di Zampieri G., Cisotto Nalon M., Milano 1994.
    • La Via Annia al Museo Archeologico di Padova , a cura di Zampieri G., Padova-Milano 2008.
    • La collezione Casuccio nel Museo Civico Archeologico di Padova , a cura di Zampieri G., Padova 1996.
    • Zampieri G., Claudia Toreuma giocoliera e mima: il monumento funerario, Roma 2000.
    • "Gioielli" del Museo Archeologico di Padova: vetri, bronzi, metalli preziosi, ambre e gemme , a cura di Zampieri G., Padova 1997.
    • La collezione egizia del Musei Civici di Padova , a cura di Veronesi F., Padova 2011.