Museo di Scienze Archeologiche e d'Arte del Liviano - Padova

Piazza Capitaniato 7 (Palazzo del Liviano, ultimo piano) - 35139 Padova (PD)
Presentazione

Il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte, collocato presso il Liviano, sede storica della ex Facoltà di Lettere, è un esempio di esposizione permanente pubblica, formatasi grazie a donazioni di collezioni private. La sua principale finalità è la didattica, in quanto accoglie oggetti d’arte e d’antichità, che possono essere visualizzati dagli studenti del corso di laurea di Archeologia durante i loro studi. La sede espositiva è al terzo piano e si articola in 14 sale e 3 sezioni dedicate rispettivamente al collezionismo, alla cultura materiale e alla gipsoteca.

Storia della collezione museale

Il nucleo storico del Museo è costituito dalla collezione, donata da Antonio Vallisneri junior all’Università di Padova nel 1733, composta, oltre che da oggetti di interesse naturalistico, anche da materiale artistico antiquario. Questo proveniva principalmente dalla collezione privata di Marco Mantova Benavides, giurista padovano, che la raccolse con passione nel XVI secolo. Gli oggetti raccolti, arricchiti da altri importanti lasciti e da materiali da scavo, rimasero presso la sede del Bo fino al 1907, quando per volere di Giuseppe Pellegrini furono trasferiti in piazza Capitaniato, negli edifici addossati alla Sala dei Giganti. Nel 1939 la collezione e la gipsoteca (istituita nei primi del ‘900 a scopo didattico da Gherardo Gherardini), per volere di Carlo Anti, furono dotate di un’apposita sede museale presso il Liviano, affiancando l'allora Istituto di Archeologia. Nel 2008 è stato inaugurato il nuovo allestimento, risultato dei restauri realizzati negli ultimi dieci anni sotto la direzione della dott.ssa Alessandra Menegazzi.

  • Descrizione
  • Pianta
  • Sala Mantova Benavides

    L’ampia sala d’ingresso è dedicata alla collezione benavidiana, raccolta nel XVI secolo e donata all’Università di Padova, tramite il lascito di Antonio Vallisneri junior nel 1733. In questa sala sono ospitati numerosi manufatti antichi e rinascimentali, come: marmi, sculture, vasi, monete e medaglie, strumenti musicali e ritratti all’antica, di scuola veneta, che ispirarono i dipinti di alcuni personaggi della Sala dei Giganti. Il percorso prende avvio dalle sculture rinascimentali e dalle opere all’antica posizionate in un pregevole mobile cinquecentesco, per terminare con sculture antiche poste lungo la parete est e sud della sala. Tra i manufatti antichi più interessanti si ricordano una statuetta votiva di Atena, originale greco di IV sec. a.C., e una copia ellenistica in marmo dell’Eros che allenta l’arco di Lisippo.

    Saletta 1

    La saletta 1 è interamente dedicata a Tebtynis, antica città del Fayum (odierna Umm el Breighât), e alle ricerche archeologiche condotte in questo sito da Carlo Anti tra il 1930 e il 1936. I reperti esposti documentano un arco cronologico molto ampio, che va dal Nuovo Regno (1543-1078 a.C.) fino all’età romana. Nelle vetrine sono esposti oggetti di carattere ornamentale, produttivo e documentario, oltre ad alcuni calchi in gesso. Tra gli oggetti più pregiati si possono notare vaghi di collana in faience e alcune monete; nello stesso espositore sono presenti anche manufatti legati alla pratica della tessitura. Tra i calchi in gesso sopracitati spicca la testa di Soknebtynis, il dio coccodrillo venerato a Tebtynis, raffigurato in forma umana. Di grande rilievo è anche il nucleo di papiri rinvenuti durante gli scavi di Anti. Questi testi, scritti soprattutto in greco ma comprendenti anche documenti in egiziano, copto, arabo e, in un caso, in latino, sono databili tra la media età ellenistica e l’età imperiale. Il loro contenuto è per lo più di carattere documentario, ma non mancano frammenti riconducibili all’ambito letterario. Su un lato della saletta, infine, una bacheca espone un reperto di eccezionale rarità: un flauto di Pan, uno dei pochissimi esemplari giunti dall’antichità fino a oggi, realizzato con canne palustri tra il VI e l’VIII secolo d.C. Sicuramente proveniente dall’Egitto, questo strumento rappresenta una testimonianza straordinaria, anche se non è certo se sia stato rinvenuto a Tebtynis o acquisito successivamente da Anti o da un suo collaboratore.

    Saletta 2

    La sala 2, in continuità con la precedente, presenta una selezione di manufatti provenienti dall’antico Egitto, databili tra il Medio Regno (2064-1797 a.C.) e il VI secolo d.C. Tra i reperti esposti si segnala un frammento di bassorilievo su lastra calcarea, che raffigura probabilmente un funzionario del periodo del Medio Regno. La sala conserva inoltre numerose statuette in bronzo raffiguranti divinità del pantheon egizio, tra cui Iside, Osiride, Nefertum, Ptah, Apis e Arpocrate. Sono presenti anche degli ushabti, piccole statuette collocate nei corredi funerari con la funzione di servire il defunto nell’aldilà. Completano l’esposizione un balsamario in faience a forma di riccio e una testina marmorea di Giove Serapide, rinvenuta negli scavi del porto della Padova romana, testimonianza della diffusione dei culti di origine alessandrina nella Patavium imperiale. Il percorso si conclude con materiali di età tardoromana e copta, tra cui un frammento di cornice in calcare riconducibile alla tradizione artistica copta.

    Saletta 3

    La saletta è dedicata ai vasi geometrici apuli, databili tra l’VIII e il IV secolo a.C., provenienti in gran parte dalla collezione dei coniugi Merlin e, in misura minore, dalla collezione Neumann. I reperti esposti rappresentano le principali aree produttive della Puglia antica e comprendono grandi olle e attingitoi di produzione daunia, caratterizzati da decorazioni geometriche stilizzate e dall’aggiunta di elementi plastici come protomi animali. Accanto a questi manufatti sono presenti esempi di ceramica peucetica e messapica, decorati con motivi geometrici e fitomorfi di ispirazione naturalistica. L’insieme documenta lo sviluppo delle produzioni ceramiche apule tra l’età del Ferro e il IV secolo a.C. All’interno della sezione si segnalano inoltre alcune trozzelle messapiche, particolari vasi di ambito funerario, riconoscibili per le caratteristiche anse a nastro ornate da coppie di dischetti, il cui nome deriva dal termine dialettale che indica la “rotella”.

    Saletta 4

    La vetrina di questa saletta è dedicata a materiali di ambito greco provenienti da diverse donazioni, tra le quali si distingue quella effettuata nel 2006 dai coniugi Michelangelo Merlin e Oplinia Hieke. L’espositore presenta reperti ciprioti dell’età del Ferro, esempi di ceramica corinzia databili tra il secondo quarto dell’VIII e gli inizi del VI secolo a.C., vasi di produzione attica, sia a figure nere sia a figure rosse, e statuette in terracotta raffiguranti figure umane e divine, tra cui Afrodite ed Eros. Accanto a questi esempi di coroplastica sono esposti anche oggetti di uso quotidiano e domestico, nonché un’ansa di anfora rodia recante il marchio di fabbrica.

    Saletta 5

    La saletta presenta una selezione di materiali riferibili alla cultura dei Veneti antichi, con reperti che coprono un arco cronologico compreso tra l’VIII-VII secolo a.C. e l’età romana. Tra le testimonianze più antiche figurano ceramiche non tornite, tra cui spicca un vaso a forma di stivale; ai secoli successivi (VI e V secolo a.C.) appartengono invece vasi realizzati al tornio e decorati con fasce dipinte in rosso e nero. Accanto al vasellame sono esposti numerosi oggetti di ornamento, soprattutto in bronzo, come fibule, spilloni e armille, insieme a vaghi di collana in pasta vitrea e a un elemento cilindrico rivestito in lamina d’oro. La vita quotidiana è documentata da utensili quali coltelli e asce, mentre fusaiole e rocchetti rimandano alle attività di filatura. L’esposizione comprende inoltre vasellame di piccole dimensioni, talvolta miniaturistico, e una riproduzione in gesso della Situla Benvenuti. Il percorso si conclude con esempi di ceramica grigia, databili tra il V e il II-I secolo a.C.

    Saletta 6

    La sala è dedicata a reperti appartenenti quasi interamente alla collezione dei coniugi Michelangelo Merlin e Oplinia Hieke. L’esposizione comprende ceramiche, terrecotte figurate e architettoniche, oggetti in metallo e due monete. Tra i materiali ceramici sono presenti vasi apuli e campani a figure rosse, manufatti riconducibili allo stile di Gnathia, nonché esempi a vernice nera e a vernice nera sovraddipinta. Accanto alla ceramica trovano spazio produzioni coroplastiche, come statuette ed elementi architettonici in terracotta; tra questi spicca un’antefissa di produzione tarantina con testa di gorgone, databile alla seconda metà del V secolo a.C. A completamento della vetrina sono esposte due monete bronzee provenienti da Metaponto. Nella stessa sala, una piccola teca raccoglie sette oggetti metallici: due fibule, una punta di lancia, un colino, due armille e un pendaglio.

    Saletta 7

    La saletta è dedicata ai materiali funerari provenienti dalle necropoli venete di Padova, in particolare da quella del CUS-Piovego, dove negli anni Settanta furono indagate oltre 150 sepolture. In vetrina è esposto il corredo della tomba 15, risalente al VI secolo a.C. La sepoltura apparteneva a un individuo adulto e il corredo si compone di diversi oggetti di ornamento in bronzo e in pasta vitrea, nonché di un servizio vascolare ceramico legato alla sfera domestica. Accanto a questi reperti sono presentati altri materiali di varia provenienza, tra cui un grande fodero decorato in lamina di bronzo, uno skyphos di produzione attica e un ciottolone in porfido con iscrizione in lingua venetica. Completa l’allestimento, sulla parete laterale, la stele funeraria Loredan II, databile tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., raffigurante un guerriero a cavallo.

    Saletta 8

    Il materiale raccolto in questa sala appartiene alla produzione etrusca. Sono qui collocati esempi di ceramica etrusco-laziale (IX-VII sec. a.C.), di bucchero sia sottile che pesante (seconda metà VIII-fine VI sec. a.C.) e ceramica alto adriatica proveniente dallo scavo della necropoli greco-etrusca di Spina. Affiancano questi materiali anche alcuni bronzi etruschi, tra cui due specchi e due candelabri. Sono anche presenti due urne funerarie etrusche decorate.

    Saletta 9

    Nella saletta è esposta una riproduzione in scala 1:20 del ponte romano di San Lorenzo (40-30 a.C.), che collegava le due sponde del Meduacus (Brenta) in prossimità dell’area del porto fluviale. Il modellinoBriproduce anche l’iscrizione sull’arcata centrale che consente di datare il ponte e ricorda il ruolo dell’amministrazione municipale nella gestione dell’appalto e del collaudo dell’opera, affidati a cinque funzionari. A fianco del modellino sono esposte alcune iscrizioni, tra cui un frammento del parapetto marmoreo del ponte con il nome del finanziatore (Allenius Strabo) e una stele funeraria di età romana proveniente dal territorio patavino.

    Saletta 10

    La sala illustra reperti d’uso quotidiano romani esposti per tematiche. Il primo tema toccato è quello cultuale e prevede l’esposizione di un nutrito numero di bronzetti di divinità sia latine sia orientali. Il secondo genere di materiale è quello della ceramica da mensa, in particolar modo la sigillata di produzione italica e gallica. A rappresentanza di questo tema ci sono anche oggetti bronzei, tra cui una raccolta di stoviglie. L’ultimo tema trattato è quello delle attività domestiche e lavorative (pesi da telaio, falcetti, fusaiole), con un breve accenno alla domus, grazie all’esposizione di alcune antefisse e di due porzioni di affresco e di mosaico pavimentale.

    Saletta 11

    Front office

    Saletta 12

    L’ultima saletta didattica contiene materiale pertinente alla produzione vetraria romana, sia di tipo locale sia di area orientale (siro-palestinese e cipriota), proveniente dalle diverse collezioni del museo. Nella vetrina sono esposte una serie di bottiglie e forme chiuse di produzione orientale, databili tra il II e il IV secolo d.C., accanto a una rassegna di balsamari ad orlo appiattito e lungo collo, piccoli contenitori destinati alla conservazione di unguenti, essenze e oli. Tra i reperti figurano anche alcune olle globulari di produzione nord-italica, legate alla sfera funeraria, una delle quali utilizzata come urna per resti combusti. Completano l’esposizione alcuni oggetti falsi, pervenuti al museo attraverso donazioni di collezionisti privati, a testimonianza della lunga fortuna collezionistica e del mercato antiquario di manufatti solo apparentemente antichi.

    Gipsoteca

    La Gipsoteca si ripresenta oggi con un allestimento conforme all’originario progetto dell’architetto Gio Ponti, il quale aveva condotto uno studio dello spazio architettonico e delle tinte ben preciso. Quest’area prevede l’esposizione di numerose opere in gesso suddivise per ambiti cronologici, scuole e scultori. I gessi sono disposti lungo le pareti dell’ambiente espositivo e attorno allo spazio architettonico, posto al centro della sala, studiato in modo tale da richiamare visivamente le forme di un impluvio romano. Al posto della tipica vasca per la raccolta delle acque, contornata dai calchi in gesso e dalle colonne, trova spazio una magnifica pavimentazione romana. Questa pavimentazione, rinvenuta nel corso degli scavi effettuati nel 1936 per la costruzione di Palazzo Liviano, presenta una decorazione geometrica di tessere musive bianche e nere ed è databile al terzo quarto del I secolo a.C. A questo richiamo di architettura classica si aggiunge l’emiciclo, che spesso funge da sfondo alle conferenze tenute presso il museo e che ospita l’imponente gesso dell’Hermes di Prassitele. La collezione prosegue con l’esposizione di calchi di opere del Partenone (V sec. a.C.), di altre sculture greche di età classica (V-IV sec. a.C.), di opere ellenistiche di scuola pergamena (II sec. a.C.) e di età romana. In conclusione, lungo il percorso sono presentate anche alcune riproduzioni di fronti di sarcofago realizzate nel 2012, affiancate da altri gessi collocati in aree laterali della sala; di fronte a questi, all’interno di vetrine, si trovano esposti una raccolta di campioni di marmi donati dal prof. Lazzarini, affiancata da una selezione di gessi di ambito minoico.

  • Accesso
  • Servizi per l'utenza
  • Servizi didattici
  • Tipo di Accesso: Su prenotazione

    Biglietto: No

    • Accesso per le Scuole
    • Accessibilità Disabili
    • Servizi igienici
    • Catalogo
      In ogni stanza è presente un depliant che cataloga ogni reperto esposto con un numero di inventario, in modo da poter risalire subito alla scheda dettagliata dell’opera.
    • Pannellistica
      Italiano
    • Schede mobili
      Italiano
    • Didascalie delle opere
      Italiano
    • Supporti informativi multilingue: Inglese
    • Visite guidate
    • Attività didattiche
    • Biblioteca/Centro di Documentazione
    • Spazi per altre attività
  • Galleria fotografica
  • Bibliografia di riferimento
    • Favaretto I., Il Museo del Liviano a Padova. Itinerario per il visitatore, Padova 1976, pp. 49-60.
    • Menegazzi A., Le donazioni al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università di Padova nel XXI secolo: una tradizione che si rinnova, in Il collezionismo privato nella fruizione pubblica. Quando il museo è presidio di tutela e promotore di valorizzazione, Atti della XXI Conferenza Regionale dei Musei del Veneto (Venezia, 29-30 novembre 2007), Venezia 2008, pp. 114-119.
    • Menegazzi A., Dalla collezione Mantova Benavides al Museo Vallisnerano. Antichità e oggetti d’arte, in La curiosità e l’ingegno. Collezionismo scientifico e metodo sperimentale a Padova nel Settecento, Padova 2000, pp. 117-129.
    • Menegazzi A., La Gipsoteca del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università di Padova: l’esposizione e la fruizione , in Gipsoteche. Realtà e storia, Atti del Convegno Internazionale (Possagno, 19-20 maggio 2006), a cura di Guderzo M., Possagno 2006, pp. 17-27.
    • Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 47-49.
    • Guida ai beni storico-artistici della Provincia di Padova , a cura di Marconato R., Padova 2004, pp. 22.
    • I Musei, le collezioni scientifiche e le sezioni antiche delle Biblioteche , a cura di Gregolin C., Padova 1996, pp. 49-60.
    • Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d'Italia), Roma 2009, pp. 397-398.
    • Menegazzi A., Zara A., Il Musei di Scienza Archeologiche e d’Arte al Liviano di Padova, Cinisello Balsamo 2024.